Pubblico un articolo del Financial Times del 22 aprile 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
La faida interna al Pdl esplode in uno scontro televisivo
Le divisioni all’interno del partito di centro destra “Il popolo della libertà” di Silvio Berlusconi sono esplose pubblicamente ieri, quando a Roma un congresso direzionale è degenerato in un acceso scontro verbale tra il Premier italiano e Gianfranco Fini, co-fondatore del suo partito.
Trasmesse in diretta dalla televisione, le scene del contrasto senza precedenti hanno seguito mesi di tensioni tra i due politici su questioni politiche e identitarie fondamentali, che, a detta dei capi di partito, potrebbero portare alle elezioni anticipate qualora Berlusconi dovesse perdere la maggioranza in Parlamento.
Al momento Fini e il proprio gruppo di sostenitori relativamente piccolo restano nel partito, ma la decisione presa questa settimana di formare un gruppo parlamentare separato è stata definita da Berlusconi “un cancro”. Chiaramente furioso per il discorso lungo ed emotivo di Fini, che ha attaccato la sua direzione e la natura della coalizione di partito con la Lega Nord, Berlusconi è tornato deciso sul palco per un contrattacco, accusando il suo alleato di aver affermato in precedenza, durante la settimana, di rimpiangere di aver fondato il loro partito.
Gesticolando e puntando il dito contro Fini, il Premier settantatreenne l’ha sfidato a rassegnare le dimissioni dalla presidente della Camera e lo ha accusato di aver rifiutato di partecipare alla campagna elettorale per le elezioni regionali dello scorso mese. Fini, considerato uno dei potenziali successori di Berlusconi, si è alzato ancora in segno di protesta, sforzandosi di essere udibile sopra la confusione dell’auditorium pieno di persone.
Fini, che ha condotto il proprio partito Alleanza Nazionale lontano dalle sue radici neofasciste e lo ha poi fuso con Forza Italia per formare il Popolo della Libertà l’anno scorso, ha negato di essere un traditore, ma ha messo in evidenza le proprie importanti differenze con la Lega Nord. Fini ha accusato Berlusconi di aver subordinato il loro partito alle richieste della Lega, che ha ottenuto un’ampia crescita di consensi nelle elezioni regionali dello scorso mese, soprattutto a spese del Pdl. Inoltre ha criticato Berlusconi per il tentativo di risolvere i suoi problemi con i tribunali – dove sta affrontando due processi per accuse di corruzione e frode – provando a far approvare una legge che avrebbe bloccato migliaia di processi in corso da molto tempo, incluso il suo.
Il suo chiaro attacco alla Lega Nord e in particolare la linea dura di quest’ultima contro l’immigrazione, mette in evidenza gravi divisioni nella coalizione riguardanti il modo in cui dovrebbe essere governata l’Italia. Ha mostrato inoltre la natura frammentata del centro destra in Italia mentre si comincia a contemplare un futuro senza Berlusconi, al quale rimangono ancora 3 anni per terminare il mandato. Senza la Lega Nord, il centro-destra perderebbe la maggioranza al Senato.
Fini ha le radici in un movimento che sostiene uno Stato forte e un governo centrale. Questo lo pone in rotta di collisione con la Lega Nord di Milano, le cui posizioni regionaliste si sono espresse in passato con la richiesta di indipendenza per il nord, e ora si manifestano nella spinta verso una riforma fiscale che penalizzerebbe il meridione, più povero e dall’elevato tasso di criminalità.
(Articolo originale di Guy Dinmore)
lunedì 26 aprile 2010
mercoledì 7 aprile 2010
Italia dall'Estero - Il Berlusconi show – recensione
Pubblico un articolo del Guardian del 18 marzo 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Il Berlusconi show – recensione
Provate a immaginare. È il giorno delle elezioni, il 6 maggio o giù di lì. La Gran Bretagna sta andando a votare. Arriviamo al seggio, guardiamo le schede e la noia ci assale. I Laburisti, sbadigliamo. I Conservatori, russiamo. Chi vuole Gordon Brown o David Cameron alla guida del paese, quando si interessano solo di politica? Così cancelliamo tutti i nomi e ne scriviamo altri: gente di spettacolo, magnati dei media, razzisti, cantanti da crociera, playboy, donnaioli, criminali, evasori fiscali, e così via. Persone che renderanno la Gran Bretagna un po’ più divertente.
Poi, allo spoglio delle schede, ci si rende conto – senza grosse sorprese, è il caso di dirlo – che nessuno ha una maggioranza definita. Vabbè, nessun problema, quello di parlamentare è un lavoro che si può condividere. E così il 6 maggio 2010 o giù di lì, vengono eletti Rupert Murdoch, Peter Stringfellow (“Mi sembra che questo sia ufficialmente un governo con le palle” direbbe al momento di prendere servizio), Jane McDonald, Bruce Frosyth, Ron Atkinson, Lord Ashcroft e i Kray Twins per governare il paese. I Kray sono morti? Pazienza, gli altri possono prenderne il posto, pace all’anima loro.
Bene, il governo ha bisogno di proporre alcuni candidati in parlamento. Rupert seleziona un po’ di soubrettes. Peter sceglie alcune delle sue ballerine di lap-dance preferite. Jane, che ha viaggiato un po’, si candida. Ah! Questa è buona! Jane, veramente cara, guardati un po’ allo specchio, sei ormai quarantenne! Al suo posto viene invitata Shilpa Shetty del Grande Fratello, anche se Ron ha alcune riserve…
Vi sembra che tutto questo sia un po’ improbabile? È successo, e succede ancora, proprio dietro l’angolo, in Italia. Più o meno, esattamente come descritto sopra. Con l’eccezione del posto condiviso, perché loro hanno un tipo che fa tutto da solo. Meno male che Silvio c’è. Questa è il titolo della canzone ufficiale del suo partito.
Nel “Berlusconi Show” (andato in onda su BBC2) – un buon titolo – il giornalista Mark Franchetti, che ha vissuto lontano dal suo paese d’origine per 20 anni, vi è ritornato per capire come cavolo sia riuscito questo pagliaccio a governare una democrazia europea nel XXI secolo. Ad essere onesti, l’approccio di Franchetti è ancora migliore: lui parla con molte persone di entrambi gli schieramenti e analizza il contesto storico dell’ascesa al potere di Berlusconi. Un giornalismo giusto e bilanciato. Tuttavia, per lo spettatore, quello che emerge è qualcosa che fa rabbrividire. Non è che non lo avessimo saputo da prima: il controllo dei mezzi di comunicazione, i presunti legami con la mafia e la corruzione, i legami con l’estrema destra, i processi, le modifiche delle leggi, le prostitute e le ragazzine, la chirurgia estetica, i partiti, le gaffes, la maleducazione con Angela Merkel, il riferirsi a Obama come “abbronzato”. È solo che, quando tutto questo ci viene presentato tutto insieme, si resta a bocca aperta. Come cavolo è potuto succedere? Eppure è stato eletto 3 volte.
“Per 15 anni gli italiani lo hanno sostenuto democraticamente con il voto”, dichiara un giovane membro del partito. “Ci sono due spiegazioni: o gli italiani sono stupidi e non si rendono conto per chi votano o per 15 anni hanno continuato ad avere fiducia in lui.” Non sono sicuro che le due cose si escludano a vicenda, che ne dite? B potrebbe avvenire a causa di A. E non tutti gli italiani, solo molti di loro. O forse sono solo davvero molto tolleranti. In ogni caso, questo è stato un programma straordinario, affascinante e preoccupante allo stesso tempo.
(Articolo originale di Sam Wollaston)
Il Berlusconi show – recensione
Provate a immaginare. È il giorno delle elezioni, il 6 maggio o giù di lì. La Gran Bretagna sta andando a votare. Arriviamo al seggio, guardiamo le schede e la noia ci assale. I Laburisti, sbadigliamo. I Conservatori, russiamo. Chi vuole Gordon Brown o David Cameron alla guida del paese, quando si interessano solo di politica? Così cancelliamo tutti i nomi e ne scriviamo altri: gente di spettacolo, magnati dei media, razzisti, cantanti da crociera, playboy, donnaioli, criminali, evasori fiscali, e così via. Persone che renderanno la Gran Bretagna un po’ più divertente.
Poi, allo spoglio delle schede, ci si rende conto – senza grosse sorprese, è il caso di dirlo – che nessuno ha una maggioranza definita. Vabbè, nessun problema, quello di parlamentare è un lavoro che si può condividere. E così il 6 maggio 2010 o giù di lì, vengono eletti Rupert Murdoch, Peter Stringfellow (“Mi sembra che questo sia ufficialmente un governo con le palle” direbbe al momento di prendere servizio), Jane McDonald, Bruce Frosyth, Ron Atkinson, Lord Ashcroft e i Kray Twins per governare il paese. I Kray sono morti? Pazienza, gli altri possono prenderne il posto, pace all’anima loro.
Bene, il governo ha bisogno di proporre alcuni candidati in parlamento. Rupert seleziona un po’ di soubrettes. Peter sceglie alcune delle sue ballerine di lap-dance preferite. Jane, che ha viaggiato un po’, si candida. Ah! Questa è buona! Jane, veramente cara, guardati un po’ allo specchio, sei ormai quarantenne! Al suo posto viene invitata Shilpa Shetty del Grande Fratello, anche se Ron ha alcune riserve…
Vi sembra che tutto questo sia un po’ improbabile? È successo, e succede ancora, proprio dietro l’angolo, in Italia. Più o meno, esattamente come descritto sopra. Con l’eccezione del posto condiviso, perché loro hanno un tipo che fa tutto da solo. Meno male che Silvio c’è. Questa è il titolo della canzone ufficiale del suo partito.
Nel “Berlusconi Show” (andato in onda su BBC2) – un buon titolo – il giornalista Mark Franchetti, che ha vissuto lontano dal suo paese d’origine per 20 anni, vi è ritornato per capire come cavolo sia riuscito questo pagliaccio a governare una democrazia europea nel XXI secolo. Ad essere onesti, l’approccio di Franchetti è ancora migliore: lui parla con molte persone di entrambi gli schieramenti e analizza il contesto storico dell’ascesa al potere di Berlusconi. Un giornalismo giusto e bilanciato. Tuttavia, per lo spettatore, quello che emerge è qualcosa che fa rabbrividire. Non è che non lo avessimo saputo da prima: il controllo dei mezzi di comunicazione, i presunti legami con la mafia e la corruzione, i legami con l’estrema destra, i processi, le modifiche delle leggi, le prostitute e le ragazzine, la chirurgia estetica, i partiti, le gaffes, la maleducazione con Angela Merkel, il riferirsi a Obama come “abbronzato”. È solo che, quando tutto questo ci viene presentato tutto insieme, si resta a bocca aperta. Come cavolo è potuto succedere? Eppure è stato eletto 3 volte.
“Per 15 anni gli italiani lo hanno sostenuto democraticamente con il voto”, dichiara un giovane membro del partito. “Ci sono due spiegazioni: o gli italiani sono stupidi e non si rendono conto per chi votano o per 15 anni hanno continuato ad avere fiducia in lui.” Non sono sicuro che le due cose si escludano a vicenda, che ne dite? B potrebbe avvenire a causa di A. E non tutti gli italiani, solo molti di loro. O forse sono solo davvero molto tolleranti. In ogni caso, questo è stato un programma straordinario, affascinante e preoccupante allo stesso tempo.
(Articolo originale di Sam Wollaston)
martedì 6 aprile 2010
Italia dall'Estero - Oscurato
Pubblico un articolo dell'Economist del 24 marzo 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Oscurato
Come Berlusconi limita il dibattito politico nei media italiani
Le elezioni regionali del 28 e 29 marzo saranno di importanza nazionale, come ha ammesso lo stesso Silvio Berlusconi. Un esame di popolarità per il Presidente del Consiglio dopo un problematico 2009. Il 20 marzo Berlusconi ha organizzato una manifestazione a Roma invitando tutti i suoi sostenitori, ma la partecipazione è stata deludente. Le elezioni potrebbero concludersi con una vittoria di margine.
In vista delle elezione, ci si potrebbe aspettare che il prinicipale canale delle reti televisive statali RAI offra un approfondito esame della campagna elettorale il 26 marzo. Invece, l’unico programma inizierà alle 23:10 e durerà solo cinque minuti. La prima serata sarà lasciata a due quiz e a un “talent show”. Non ci saranno commenti e analisi delle elezioni neanche sugli altri canali RAI o sulle reti private ‘Mediaset’ del Presidente del Consiglio. Non si direbbe mai che sia periodo elettorale.
Questo è un ottimo esempio del potere che Silvio Berlusconi esercita sui media italiani. In un paese dove i giornali vengono letti da pochi e dove Internet rimane poco diffuso, le reti televisive sono la principale fonte d’ informazione politica. In un contesto dove tre delle quattro principali reti private sono controllate dal Presidente del Consiglio, dove le reti statali seguono una linea filo-governativa, l’analisi delle notizie rimane superficiale anche nei casi migliori. Il direttore the TG1, Augusto Minzolini, manda apertamente in onda editoriali favorevoli alle politiche del governo. Quando l’avvocato inglese, David Mills, condannato per aver accettato tangenti da Berlusconi, evitò l’incarcerazione grazie alla prescrizione, il TG1 riportò la notizia affermato che l’avvocato era stato assolto.
Tutto questo rende le trasmissioni di approfondimento ancora più importanti. Nonostante nel 2000 fosse stata introdotta la par condicio per evitare favoritismi, l’organo di garanzia, l’Agcom, ha deciso il mese scorso che il miglior modo per evitare irregolarità sia di sospendere i talk show durante la campagna elettorale. Si potrebbe considerare questa decisione come esagerata puntigliosità, se non fosse per l’esistenza di prove che testimoniano come l’Agcom sia stata oggetto di pressioni da parte di Silvio Berlusconi. Inquirenti che investigavano su un caso di false carte di credito hanno casualmente intercettato conversazioni telefoniche tra il Presidente del Consiglio e un membro dell’ Agcom, nelle quali Berlusconi avrebbe richiesto la chiusura di “Annozero”, una trasmissione molto critica nei confronti del governo. Si ritiene che il suddetto membro dell’Agcom abbia offerto il sostegno dei suoi colleghi per preparare un protesta ufficiale.
Sotto richiesta delle quattro reti private e delle satellitari reti Sky di Rupert Murdoch, un tribunale ha annullato il provvedimento. Ma, né la RAI né Mediaset hanno mandato in onda le trasmissioni di approfondimento. Il quotidiano “Il Corriere della Sera” sta cercando di colmare il vuoto lasciato dalla televisione assumendo un famoso giornalista per presentare un programma sul proprio sito web. Il team di Annozero sta progettando una puntata a Bologna che andrà in onda in rete. Internet resta però un povero sostituto. Il “black out” televisivo ha chiuso la bocca anche a Berlusconi. Almeno fino al 23 marzo, quando è intervenuto per telefono in un popolare programma RAI della mattina durante la diretta esprimendo le proprie opinioni senza contradditorio.
(Articolo originale)
Oscurato
Come Berlusconi limita il dibattito politico nei media italiani
Le elezioni regionali del 28 e 29 marzo saranno di importanza nazionale, come ha ammesso lo stesso Silvio Berlusconi. Un esame di popolarità per il Presidente del Consiglio dopo un problematico 2009. Il 20 marzo Berlusconi ha organizzato una manifestazione a Roma invitando tutti i suoi sostenitori, ma la partecipazione è stata deludente. Le elezioni potrebbero concludersi con una vittoria di margine.
In vista delle elezione, ci si potrebbe aspettare che il prinicipale canale delle reti televisive statali RAI offra un approfondito esame della campagna elettorale il 26 marzo. Invece, l’unico programma inizierà alle 23:10 e durerà solo cinque minuti. La prima serata sarà lasciata a due quiz e a un “talent show”. Non ci saranno commenti e analisi delle elezioni neanche sugli altri canali RAI o sulle reti private ‘Mediaset’ del Presidente del Consiglio. Non si direbbe mai che sia periodo elettorale.
Questo è un ottimo esempio del potere che Silvio Berlusconi esercita sui media italiani. In un paese dove i giornali vengono letti da pochi e dove Internet rimane poco diffuso, le reti televisive sono la principale fonte d’ informazione politica. In un contesto dove tre delle quattro principali reti private sono controllate dal Presidente del Consiglio, dove le reti statali seguono una linea filo-governativa, l’analisi delle notizie rimane superficiale anche nei casi migliori. Il direttore the TG1, Augusto Minzolini, manda apertamente in onda editoriali favorevoli alle politiche del governo. Quando l’avvocato inglese, David Mills, condannato per aver accettato tangenti da Berlusconi, evitò l’incarcerazione grazie alla prescrizione, il TG1 riportò la notizia affermato che l’avvocato era stato assolto.
Tutto questo rende le trasmissioni di approfondimento ancora più importanti. Nonostante nel 2000 fosse stata introdotta la par condicio per evitare favoritismi, l’organo di garanzia, l’Agcom, ha deciso il mese scorso che il miglior modo per evitare irregolarità sia di sospendere i talk show durante la campagna elettorale. Si potrebbe considerare questa decisione come esagerata puntigliosità, se non fosse per l’esistenza di prove che testimoniano come l’Agcom sia stata oggetto di pressioni da parte di Silvio Berlusconi. Inquirenti che investigavano su un caso di false carte di credito hanno casualmente intercettato conversazioni telefoniche tra il Presidente del Consiglio e un membro dell’ Agcom, nelle quali Berlusconi avrebbe richiesto la chiusura di “Annozero”, una trasmissione molto critica nei confronti del governo. Si ritiene che il suddetto membro dell’Agcom abbia offerto il sostegno dei suoi colleghi per preparare un protesta ufficiale.
Sotto richiesta delle quattro reti private e delle satellitari reti Sky di Rupert Murdoch, un tribunale ha annullato il provvedimento. Ma, né la RAI né Mediaset hanno mandato in onda le trasmissioni di approfondimento. Il quotidiano “Il Corriere della Sera” sta cercando di colmare il vuoto lasciato dalla televisione assumendo un famoso giornalista per presentare un programma sul proprio sito web. Il team di Annozero sta progettando una puntata a Bologna che andrà in onda in rete. Internet resta però un povero sostituto. Il “black out” televisivo ha chiuso la bocca anche a Berlusconi. Almeno fino al 23 marzo, quando è intervenuto per telefono in un popolare programma RAI della mattina durante la diretta esprimendo le proprie opinioni senza contradditorio.
(Articolo originale)
lunedì 22 febbraio 2010
Italia dall'Estero - In Italia, la corruzione è triplicata nel 2009
Pubblico un articolo de Le Figaro del 18 febbraio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
In Italia, la corruzione è triplicata nel 2009
Il rapporto annuale della Corte dei conti denuncia un’amministrazione con pochi scrupoli
In Italia, l’anno scorso, i reati di corruzione sono aumentati del 229% e quelli di concussione del 153%, denuncia la Corte dei conti nel suo rapporto annuale. “Siamo soprattutto preoccupati dalla piccola corruzione. È un fenomeno della società che il Codice penale non riesce ad eliminare”, afferma il suo presidente, Tullio Lazzaro.
Sanità e lavori pubblici ne sono particolarmente affetti, ma il fenomeno si allarga a tutti i settori dell’amministrazione. I corrotti usano spesso il loro rango sociale con arroganza, come il consigliere municipale di Milano, Mirko Pennisi, presidente della commissione urbanistica, sorpreso la settimana scorsa mentre incassava per strada una tangente di cinquemila euro. All’arrivo dei carabinieri, che avevano precedentemente fotografato i biglietti, si è nascosto in una grande libreria dove il pacchetto è stato ritrovato tre giorni più tardi nascosto dietro un lavandino nei bagni.
Ancora più grave, il caso di Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, principale autorità in materia di controllo degli appalti dello Stato. Balducci è stato arrestato la settimana scorsa contemporaneamente ad un imprenditore di 39 anni, Diego Anemone, e a due funzionari nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione che ha portato ad indagare anche sul capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Avrebbero aumentato del 50% alcuni appalti per la creazione di diverse infrastrutture, un centro conferenze in Sardegna, la ristrutturazione dell’aeroporto di Firenze, la costruzione d’impianti sportivi in occasione dei mondiali di nuoto nel 2010 e di altri avvenimenti….
Diciotto anni dopo l’inchiesta “Mani Pulite” che aveva decapitato una gran parte della classe politica, Silvio Berlusconi non crede al ritorno della grande corruzione: “Tutt’al più esistono dei casi di arricchimento personale”, ha dichiarato.
(Articolo originale di Richard Heuzé)
In Italia, la corruzione è triplicata nel 2009
Il rapporto annuale della Corte dei conti denuncia un’amministrazione con pochi scrupoli
In Italia, l’anno scorso, i reati di corruzione sono aumentati del 229% e quelli di concussione del 153%, denuncia la Corte dei conti nel suo rapporto annuale. “Siamo soprattutto preoccupati dalla piccola corruzione. È un fenomeno della società che il Codice penale non riesce ad eliminare”, afferma il suo presidente, Tullio Lazzaro.
Sanità e lavori pubblici ne sono particolarmente affetti, ma il fenomeno si allarga a tutti i settori dell’amministrazione. I corrotti usano spesso il loro rango sociale con arroganza, come il consigliere municipale di Milano, Mirko Pennisi, presidente della commissione urbanistica, sorpreso la settimana scorsa mentre incassava per strada una tangente di cinquemila euro. All’arrivo dei carabinieri, che avevano precedentemente fotografato i biglietti, si è nascosto in una grande libreria dove il pacchetto è stato ritrovato tre giorni più tardi nascosto dietro un lavandino nei bagni.
Ancora più grave, il caso di Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, principale autorità in materia di controllo degli appalti dello Stato. Balducci è stato arrestato la settimana scorsa contemporaneamente ad un imprenditore di 39 anni, Diego Anemone, e a due funzionari nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione che ha portato ad indagare anche sul capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Avrebbero aumentato del 50% alcuni appalti per la creazione di diverse infrastrutture, un centro conferenze in Sardegna, la ristrutturazione dell’aeroporto di Firenze, la costruzione d’impianti sportivi in occasione dei mondiali di nuoto nel 2010 e di altri avvenimenti….
Diciotto anni dopo l’inchiesta “Mani Pulite” che aveva decapitato una gran parte della classe politica, Silvio Berlusconi non crede al ritorno della grande corruzione: “Tutt’al più esistono dei casi di arricchimento personale”, ha dichiarato.
(Articolo originale di Richard Heuzé)
mercoledì 10 febbraio 2010
Italia dall'Estero - Berlusconi, vieni qui
Pubblico un articolo di Itapê Digital del 7 febbraio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Berlusconi, vieni qui
Tre notizie della settimana sul premier italiano Silvio Berlusconi, che sarà in visita in Brasile a febbraio:
in visita ufficiale in Israele, ha definito “ingiusto” il Rapporto Goldstone, già approvato dall’ONU, secondo cui lo stato di Israele ha compiuto “crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità” all’inizio dell’anno passato, all’epoca dei suoi attacchi devastanti nella striscia di Gaza. Per Berlusconi Israele aveva il “diritto di difendersi dai razzi lanciati contro il proprio paese”;
si è inoltre aggiunto al coro di coloro che chiedono un intervento straniero in Iran, oltre a forzare il paragone tra Ahmadinejad a Hitler (”Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Oggi ancora di più perché c’è uno Stato che prepara una bomba atomica da usare contro qualcuno. Uno Stato con un leader che ci ricorda personaggi nefasti del passato”);
nel frattempo in Italia il suo gruppo alla Camera è riuscito a far approvare un progetto di legge che, se otterrà anche il sì del Senato, gli permetterà di dribblare eternamente la Giustizia, in quanto basterà portare scuse ufficiali per non essere obbligato a rispondere alle convocazioni giudiziarie.
È scioccante che in un paese del primo mondo, in pieno ventunesimo secolo, siano addirittura tentati simili casuismi sfacciati. Berlusconi, che già è sfuggito per un pelo alla condanna per la copertura politica che ha dato alla Mafia siciliana negli anni ‘90, aspira all’impunità senza verdetto di innocenza anche nei processi per frode fiscale e corruzione nei quali è imputato.
Abusando vergognosamente della condizione di primo ministro, tenta di sfuggire alla Giustizia mutando le regole del gioco, incentivando l’introduzione di leggi che possano avvantaggiarlo.
Il progetto di legge che ridurrebbe il termine di prescrizione per i processi la cui pena è inferiore ai dieci anni, attende il voto della Camera. Se verrà convertito in legge, come per coincidenza, i processi contro Berlusconi cadranno immediatamente in prescrizione.
Il primo tentativo del governo e del parlamento italiani per legare le mani ai giudici fu la promulgazione di una legge che concedeva l’immunità penale alle quattro cariche più alte dell’amministazione pubblica del paese.
Questa avrebbe salvato Berlusconi dai processi fino al 2013, quando terminerà il suo patetico mandato. Ma la Corte Costituzionale, istanza suprema del potere Giudiziario in Italia, ha spazzato via questa spazzatura, che nel frattempo si sta cercando di tirare fuori dalla discarica…
(Articolo originale di Celso Lungaretti)
Berlusconi, vieni qui
Tre notizie della settimana sul premier italiano Silvio Berlusconi, che sarà in visita in Brasile a febbraio:
in visita ufficiale in Israele, ha definito “ingiusto” il Rapporto Goldstone, già approvato dall’ONU, secondo cui lo stato di Israele ha compiuto “crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità” all’inizio dell’anno passato, all’epoca dei suoi attacchi devastanti nella striscia di Gaza. Per Berlusconi Israele aveva il “diritto di difendersi dai razzi lanciati contro il proprio paese”;
si è inoltre aggiunto al coro di coloro che chiedono un intervento straniero in Iran, oltre a forzare il paragone tra Ahmadinejad a Hitler (”Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Oggi ancora di più perché c’è uno Stato che prepara una bomba atomica da usare contro qualcuno. Uno Stato con un leader che ci ricorda personaggi nefasti del passato”);
nel frattempo in Italia il suo gruppo alla Camera è riuscito a far approvare un progetto di legge che, se otterrà anche il sì del Senato, gli permetterà di dribblare eternamente la Giustizia, in quanto basterà portare scuse ufficiali per non essere obbligato a rispondere alle convocazioni giudiziarie.
È scioccante che in un paese del primo mondo, in pieno ventunesimo secolo, siano addirittura tentati simili casuismi sfacciati. Berlusconi, che già è sfuggito per un pelo alla condanna per la copertura politica che ha dato alla Mafia siciliana negli anni ‘90, aspira all’impunità senza verdetto di innocenza anche nei processi per frode fiscale e corruzione nei quali è imputato.
Abusando vergognosamente della condizione di primo ministro, tenta di sfuggire alla Giustizia mutando le regole del gioco, incentivando l’introduzione di leggi che possano avvantaggiarlo.
Il progetto di legge che ridurrebbe il termine di prescrizione per i processi la cui pena è inferiore ai dieci anni, attende il voto della Camera. Se verrà convertito in legge, come per coincidenza, i processi contro Berlusconi cadranno immediatamente in prescrizione.
Il primo tentativo del governo e del parlamento italiani per legare le mani ai giudici fu la promulgazione di una legge che concedeva l’immunità penale alle quattro cariche più alte dell’amministazione pubblica del paese.
Questa avrebbe salvato Berlusconi dai processi fino al 2013, quando terminerà il suo patetico mandato. Ma la Corte Costituzionale, istanza suprema del potere Giudiziario in Italia, ha spazzato via questa spazzatura, che nel frattempo si sta cercando di tirare fuori dalla discarica…
(Articolo originale di Celso Lungaretti)
Italia dall'Estero - Provenzano consegnò Riina in cambio della sua impunità
Pubblico un articolo de El País del 2 febbraio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Provenzano consegnò Riina in cambio della sua impunità
Continua la testimonianza del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo. “Dietro agli attentati di Falcone e Borsellino ci fu un ‘grande architetto’”
Continua nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo l’esplosiva deposizione di Massimo Ciancimino, figlio minore ed ex segretario personale del defunto sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Dopo le otto ore di interrogatorio di lunedì, il testimone, 47 anni, condannato in primo grado per riciclaggio di una parte dell’eredità di suo padre, ha proseguito martedì raccontando fin nei minimi dettagli la storia della mafia siciliana degli ultimi 25 anni.
Il suo racconto ricorda Quei bravi ragazzi, il film di Martin Scorsese. Solo che si tratta della vita reale.
Il nocciolo delle rivelazioni di Ciancimino, la cui testimonianza viene considerata dai giudici di massima credibilità per la sua prossimità ai personaggi e ai fatti, è la trattativa aperta tra parte dello Stato italiano e Cosa Nostra nel maggio del 1992, dopo l’assassinio del giudice Giovanni Falcone.
Il capo di Cosa Nostra, Totò Riina, anticipando il crollo della Democrazia Cristiana, ordinò di eliminare i politici complici come Salvo Lima e i giudici Falcone e Borsellino, che avevano condannato centinaia di mafiosi nel maxiprocesso celebrato nella stessa sala dove ora Ciancimino rilascia le sue deposizioni.
Vito Ciancimino condusse latrattativa fino a che non fu arrestato e incarcerato nel dicembre del 1992, come ha ripetuto martedì il teste. Furono mesi drammatici, che misero la parola fine alla Prima Repubblica e a tutti i partiti tradizionali. E il sindaco palermitano giocò un ruolo cruciale nell’arresto di Riina. “Convinto che Riina fosse diventato matto, mio padre collaborò alla sua cattura convincendo Bernardo Provenzano a consegnarlo. Non fu facile, perché Provenzano non amava tradire”, ha affermato Ciancimino.
Suo padre negoziò l’arresto del capo dei capi in varie riunioni svoltesi tra l’agosto e il novembre del 1992, tanto con Provenzano quanto con i carabineri (il colonnello Mori e il capitano De Donno, imputati di favoreggiamento alla mafia in questo stesso processo) e con un non identificato agente dei servizi segreti.
“Chiedemmo ai carabinieri le mappe di Palermo con le linee telefoniche, del gas e dell’energia elettrica, mio padre le fece arrivare in due tubi gialli a Provenzano e costui segnò il luogo dove si nascondeva Riina”, ricorda Ciancimino Junior. “In cambio del suo contributo per la cattura, Provenzano ottenne una forma di impunità. Mio padre spiegò ai carabinieri che l’unica persona che poteva segnare una nuova direzione alla strategia di Cosa Nostra e porre fine agli attentati era Provenzano, e perciò doveva rimanere in libertà”.
Dopo la cattura di Riina, Provenzano rimase libero fino al 2006. La ragione, afferma il figlio dell’ex sindaco democristiano, è che la trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato è continuata nel tempo, ma con un nuovo interlocutore: il cofondatore di Forza Italia, braccio destro di Silvio Berlusconi e senatore del Popolo della Libertà, Marcello Dell’Utri.
“Dopo l’arresto di Riina e quello di mio padre, Dell’Utri sostituì Vito Ciancimino nella trattativa con Cosa Nostra. Dell’Utri e Provenzano mantennnero relazioni dirette”, ha affermato. “Me lo disse mio padre, al quale lo confermò il capo della mafia”.
Secondo un pizzino letto martedì in tribunale, Provenzano trattò con Dell’Utri la possibilità del condono della pena all’ex sindaco quando questo era detenuto nel carcere di Rebibbia e si ammalò.
Un altro punto dell’accordo mafia-Stato, secondo Ciancimino, stabiliva che il nascondiglio di Riina non fosse mai perquisito dopo il suo arresto. La ragione era che Riina diceva spesso che, se lo avessero arrestato, la polizia avrebbe trovato nella sua casa documenti sufficienti per fare “affondare l’Italia”.
“Mio padre si sentiva indirettamente responsabile dell’attentato di Via D’Amelio, nel quale morirono (luglio del 1992) Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta”, ha aggiunto Ciancimino. Secondo il suo parere, Riina fu spinto a continuare l’ondata di attentati da qualcuno che è sempre rimasto nell’ombra. “C’era una persona che faceva pressioni su Riina, dicendogli di continuare con le stragi. Provenzano e mio padre erano contrari a questo modo di agire”. I magistrati hanno letto in aula un altro pizzino inviato da Provenzano a Ciancimino, che fa riferimento a Riina: “il nostro amico è pressato oltre misura da un grande architetto, si legge nel papello.
(Articolo originale di Miguel Mora)
Provenzano consegnò Riina in cambio della sua impunità
Continua la testimonianza del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo. “Dietro agli attentati di Falcone e Borsellino ci fu un ‘grande architetto’”
Continua nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo l’esplosiva deposizione di Massimo Ciancimino, figlio minore ed ex segretario personale del defunto sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Dopo le otto ore di interrogatorio di lunedì, il testimone, 47 anni, condannato in primo grado per riciclaggio di una parte dell’eredità di suo padre, ha proseguito martedì raccontando fin nei minimi dettagli la storia della mafia siciliana degli ultimi 25 anni.
Il suo racconto ricorda Quei bravi ragazzi, il film di Martin Scorsese. Solo che si tratta della vita reale.
Il nocciolo delle rivelazioni di Ciancimino, la cui testimonianza viene considerata dai giudici di massima credibilità per la sua prossimità ai personaggi e ai fatti, è la trattativa aperta tra parte dello Stato italiano e Cosa Nostra nel maggio del 1992, dopo l’assassinio del giudice Giovanni Falcone.
Il capo di Cosa Nostra, Totò Riina, anticipando il crollo della Democrazia Cristiana, ordinò di eliminare i politici complici come Salvo Lima e i giudici Falcone e Borsellino, che avevano condannato centinaia di mafiosi nel maxiprocesso celebrato nella stessa sala dove ora Ciancimino rilascia le sue deposizioni.
Vito Ciancimino condusse latrattativa fino a che non fu arrestato e incarcerato nel dicembre del 1992, come ha ripetuto martedì il teste. Furono mesi drammatici, che misero la parola fine alla Prima Repubblica e a tutti i partiti tradizionali. E il sindaco palermitano giocò un ruolo cruciale nell’arresto di Riina. “Convinto che Riina fosse diventato matto, mio padre collaborò alla sua cattura convincendo Bernardo Provenzano a consegnarlo. Non fu facile, perché Provenzano non amava tradire”, ha affermato Ciancimino.
Suo padre negoziò l’arresto del capo dei capi in varie riunioni svoltesi tra l’agosto e il novembre del 1992, tanto con Provenzano quanto con i carabineri (il colonnello Mori e il capitano De Donno, imputati di favoreggiamento alla mafia in questo stesso processo) e con un non identificato agente dei servizi segreti.
“Chiedemmo ai carabinieri le mappe di Palermo con le linee telefoniche, del gas e dell’energia elettrica, mio padre le fece arrivare in due tubi gialli a Provenzano e costui segnò il luogo dove si nascondeva Riina”, ricorda Ciancimino Junior. “In cambio del suo contributo per la cattura, Provenzano ottenne una forma di impunità. Mio padre spiegò ai carabinieri che l’unica persona che poteva segnare una nuova direzione alla strategia di Cosa Nostra e porre fine agli attentati era Provenzano, e perciò doveva rimanere in libertà”.
Dopo la cattura di Riina, Provenzano rimase libero fino al 2006. La ragione, afferma il figlio dell’ex sindaco democristiano, è che la trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato è continuata nel tempo, ma con un nuovo interlocutore: il cofondatore di Forza Italia, braccio destro di Silvio Berlusconi e senatore del Popolo della Libertà, Marcello Dell’Utri.
“Dopo l’arresto di Riina e quello di mio padre, Dell’Utri sostituì Vito Ciancimino nella trattativa con Cosa Nostra. Dell’Utri e Provenzano mantennnero relazioni dirette”, ha affermato. “Me lo disse mio padre, al quale lo confermò il capo della mafia”.
Secondo un pizzino letto martedì in tribunale, Provenzano trattò con Dell’Utri la possibilità del condono della pena all’ex sindaco quando questo era detenuto nel carcere di Rebibbia e si ammalò.
Un altro punto dell’accordo mafia-Stato, secondo Ciancimino, stabiliva che il nascondiglio di Riina non fosse mai perquisito dopo il suo arresto. La ragione era che Riina diceva spesso che, se lo avessero arrestato, la polizia avrebbe trovato nella sua casa documenti sufficienti per fare “affondare l’Italia”.
“Mio padre si sentiva indirettamente responsabile dell’attentato di Via D’Amelio, nel quale morirono (luglio del 1992) Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta”, ha aggiunto Ciancimino. Secondo il suo parere, Riina fu spinto a continuare l’ondata di attentati da qualcuno che è sempre rimasto nell’ombra. “C’era una persona che faceva pressioni su Riina, dicendogli di continuare con le stragi. Provenzano e mio padre erano contrari a questo modo di agire”. I magistrati hanno letto in aula un altro pizzino inviato da Provenzano a Ciancimino, che fa riferimento a Riina: “il nostro amico è pressato oltre misura da un grande architetto, si legge nel papello.
(Articolo originale di Miguel Mora)
lunedì 8 febbraio 2010
Italia dall'Estero - Il Governo italiano si mette al sicuro dalla giustizia per 18 mesi
Pubblico un articolo de El País del 3 febbraio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Il Governo italiano si mette al sicuro dalla giustizia per 18 mesi
Passa all’esame del Senato la legge sul “legittimo impedimento”, che garantisce al primo ministro di non essere processato finché occuperà il suo posto
La Camera dei deputati ha approvato mercoledì la legge sul “legittimo impedimento”, una norma transitoria e retroattiva che risparmierà a Silvio Berlusconi i processi nei quali è imputato – e di riflesso proteggerà il suo Governo – finché non sarà approvata una legge costituzionale riguardante l’immunità, il che dovrebbe avvenire entro 18 mesi.
La proposta di legge, che ora passa al Senato, contiene soltanto due articoli e garantisce che il capo del governo e i suoi ministri non possano essere processati finché saranno in carica “allo scopo di consentire loro un sereno espletamento delle loro funzioni”. Dopo la votazione – 316 voti a favore, 239 contrari, e 40 astensioni – ci sono stati fischi, lanci di oggetti, cartelli (”Casta di intoccabili”, “Costituzione violata”) e una rissa generale.
Considerata la fretta di nel voler ratificare la norma, la maggioranza di centro-destra si è vista costretta ad accettare decine di emendamenti alla legge, proposti in modo provocatorio e fantasioso dall’opposizione. Così vengono escluse le feste patronali e le date festive di ogni provincia italiana, le riunioni di partito, vari tipi di conferenze stampa o il raduno annuale di Comunione e Liberazione. Tutti questi appuntamenti non costituiranno un legittimo impedimento e non potranno essere invocati per spostare i processi. La legge non intende nemmeno bloccare i processi in cui Berlusconi e i suoi ministri siano parte lesa.
Il leader dell’opposizione Pierluigi Bersani ha usato toni insolitamente duri per spiegare il voto contrario del suo gruppo. “Fino ad oggi un primo ministro imputato che non si presentava a un processo doveva giustificarlo. Da domani potrà non presentarsi in tribunale perché deve lavorare serenamente. La verità è che Berlusconi non vuole essere processato e intanto lascia il paese incagliato, bloccato nel suo scontro con la giustizia. Queste scorciatoie su misura generano in molti italiani repulsione e indignazione”.
Fabrizio Cicchitto, portavoce della maggioranza, ha replicato che “la legge risponde a una vecchia questione italiana: l’uso politico della giustizia. La sinistra crede sia un’arma in più per liquidare l’avversario politico. Berlusconi ha subito continui attacchi fin da quando è entrato in politica; il problema non sono le sue cause private bensì l’accanimento della magistratura”.
Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, si è rivolto all’assente Berlusconi: “Lei e la sua maggioranza approvate oggi una leggina che è l’ennesima decisione immorale e incostituzionale. Solo in un paese barbaro e dittatoriale succedono cose simili. Anche i bambini se ne rendono conto. È una legge umiliante per le istituzioni, il Parlamento, il paese e i cittadini. Per raggiungere il suo scopo, obbliga a venire a votare i suoi ministri, che non vengono quasi mai in Parlamento. L’infermità etica di Berlusconi ha contagiato il Governo e può contagiare il paese intero”.
L’Unione di Centro (UDC), che aveva sostenuto la legge-ponte definendola il male minore per evitare l’approvazione della norma sul processo breve che cancellerebbe migliaia di processi in corso, ha deciso di astenersi perché la maggioranza non ha ritirato la proposta approvata in Senato. “In un paese normale questa legge non verrebbe discussa. Ma questo non è un paese normale, ahimé”, dice il portavoce Vietti. “Il primo ministro si considera vittima di una persecuzione giudiziaria, e il Parlamento si preoccupa dei suoi processi. Il re è nudo, ed essendo sotto processo mette sotto scacco le istituzioni. Questo consente di accantonare i suoi processi, non li cancella. Senza quest’alibi, dovrà governare e affrontare i problemi gravi del paese, non potrà sfuggire dalla crisi con i suoi processi, e dovrà riformare la Giustizia”.
Secondo il capogruppo della Lega Nord Roberto Cota non vi è motivo di scandalo. “La Francia, gli Stati Uniti, la Spagna e la Germania hanno leggi simili. Il Governo deve poter governare perché è stato eletto dal popolo per questo”.
(Articolo originale di Miguel Mora)
Il Governo italiano si mette al sicuro dalla giustizia per 18 mesi
Passa all’esame del Senato la legge sul “legittimo impedimento”, che garantisce al primo ministro di non essere processato finché occuperà il suo posto
La Camera dei deputati ha approvato mercoledì la legge sul “legittimo impedimento”, una norma transitoria e retroattiva che risparmierà a Silvio Berlusconi i processi nei quali è imputato – e di riflesso proteggerà il suo Governo – finché non sarà approvata una legge costituzionale riguardante l’immunità, il che dovrebbe avvenire entro 18 mesi.
La proposta di legge, che ora passa al Senato, contiene soltanto due articoli e garantisce che il capo del governo e i suoi ministri non possano essere processati finché saranno in carica “allo scopo di consentire loro un sereno espletamento delle loro funzioni”. Dopo la votazione – 316 voti a favore, 239 contrari, e 40 astensioni – ci sono stati fischi, lanci di oggetti, cartelli (”Casta di intoccabili”, “Costituzione violata”) e una rissa generale.
Considerata la fretta di nel voler ratificare la norma, la maggioranza di centro-destra si è vista costretta ad accettare decine di emendamenti alla legge, proposti in modo provocatorio e fantasioso dall’opposizione. Così vengono escluse le feste patronali e le date festive di ogni provincia italiana, le riunioni di partito, vari tipi di conferenze stampa o il raduno annuale di Comunione e Liberazione. Tutti questi appuntamenti non costituiranno un legittimo impedimento e non potranno essere invocati per spostare i processi. La legge non intende nemmeno bloccare i processi in cui Berlusconi e i suoi ministri siano parte lesa.
Il leader dell’opposizione Pierluigi Bersani ha usato toni insolitamente duri per spiegare il voto contrario del suo gruppo. “Fino ad oggi un primo ministro imputato che non si presentava a un processo doveva giustificarlo. Da domani potrà non presentarsi in tribunale perché deve lavorare serenamente. La verità è che Berlusconi non vuole essere processato e intanto lascia il paese incagliato, bloccato nel suo scontro con la giustizia. Queste scorciatoie su misura generano in molti italiani repulsione e indignazione”.
Fabrizio Cicchitto, portavoce della maggioranza, ha replicato che “la legge risponde a una vecchia questione italiana: l’uso politico della giustizia. La sinistra crede sia un’arma in più per liquidare l’avversario politico. Berlusconi ha subito continui attacchi fin da quando è entrato in politica; il problema non sono le sue cause private bensì l’accanimento della magistratura”.
Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, si è rivolto all’assente Berlusconi: “Lei e la sua maggioranza approvate oggi una leggina che è l’ennesima decisione immorale e incostituzionale. Solo in un paese barbaro e dittatoriale succedono cose simili. Anche i bambini se ne rendono conto. È una legge umiliante per le istituzioni, il Parlamento, il paese e i cittadini. Per raggiungere il suo scopo, obbliga a venire a votare i suoi ministri, che non vengono quasi mai in Parlamento. L’infermità etica di Berlusconi ha contagiato il Governo e può contagiare il paese intero”.
L’Unione di Centro (UDC), che aveva sostenuto la legge-ponte definendola il male minore per evitare l’approvazione della norma sul processo breve che cancellerebbe migliaia di processi in corso, ha deciso di astenersi perché la maggioranza non ha ritirato la proposta approvata in Senato. “In un paese normale questa legge non verrebbe discussa. Ma questo non è un paese normale, ahimé”, dice il portavoce Vietti. “Il primo ministro si considera vittima di una persecuzione giudiziaria, e il Parlamento si preoccupa dei suoi processi. Il re è nudo, ed essendo sotto processo mette sotto scacco le istituzioni. Questo consente di accantonare i suoi processi, non li cancella. Senza quest’alibi, dovrà governare e affrontare i problemi gravi del paese, non potrà sfuggire dalla crisi con i suoi processi, e dovrà riformare la Giustizia”.
Secondo il capogruppo della Lega Nord Roberto Cota non vi è motivo di scandalo. “La Francia, gli Stati Uniti, la Spagna e la Germania hanno leggi simili. Il Governo deve poter governare perché è stato eletto dal popolo per questo”.
(Articolo originale di Miguel Mora)
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