lunedì 25 ottobre 2010

Italia dall'Estero - Arrivederci, Italia: perché i giovani italiani se ne vanno

Pubblico un articolo del Time del 18 ottobre 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):

Arrivederci, Italia: perché i giovani italiani se ne vanno

Non è il consiglio che ci si aspetterebbe dal direttore di una importante università. In una lettera aperta al figlio, pubblicata lo scorso novembre, Pier Luigi Celli, direttore generale dell’Università LUISS di Roma, ha scritto: “Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio (…). Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati.”

La lettera, pubblicata sul quotidiano La Repubblica, ha causato molta preoccupazione su scala nazionale. Per molti, Celli ha alimentato la crescente consapevolezza della generazione del figlio nel credere che le migliori speranze di successo siano all’estero. I commentatori ritengono che la fuga dei cervelli in Italia si stia accelerando e che il paese stia perdendo la sua risorsa più preziosa. E con riforme impossibili da realizzare per via dei radicati interessi e della politica alla deriva – una frattura nella coalizione di governo avvenuta questa estate sembra aver minacciato il governo di Silvio Berlusconi ancora una volta – molti cominciano a chiedersi se la tendenza possa essere invertita. “Constatiamo un flusso verso l’esterno e quasi niente verso l’interno”, dichiara Sergio Nava, ospite del programma radiofonico Giovani Talenti e autore del libro e blog La fuga dei Talenti, che parla dell’esodo.

Le motivazioni alla base di questa fuga non sono cambiate significativamente dall’ultima ondata migratoria che spingeva la gente a spostarsi in cerca di fortuna un secolo fa. Ma questa volta non si tratta di operai o contadini che si ammassavano nelle navi dirette a New York. L’Italia sta perdendo i suoi elementi migliori e più brillanti a causa di un decennio di stagnazione economica, un mercato del lavoro immobile e un radicato sistema di clientelismo e nepotismo. Per molti tra i più talentuosi e preparati, la terra delle opportunità è ovunque, ma non in patria.

Prendiamo il caso di Luca Vigliero, un architetto di 31 anni. Dopo essersi laureato presso l’Università di Genova nel 2006 e non riuscendo a trovare un lavoro soddisfacente in patria, si trasferisce all’estero. Lavora per un anno al Rem Koolhaas’ Office for Metropolitan Architecture di Rotterdam e nel 2007 accetta un lavoro a Dubai. In Italia, il suo curriculum non aveva suscitato alcun interesse. Alla Dubai’s X Architects ha ottenuto rapidamente la promozione. Adesso coordina un team di sette persone. “Sto lavorando a progetti per musei, ville, centri culturali e piani regolatori,” dichiara. “Ho una carriera”. La fuga dall’Italia ha anche consentito a Vigliero di accelerare i progetti di vita. Lui e la moglie hanno avuto un figlio a settembre. Se fossero rimasti in Italia, afferma, non avrebbero potuto permettersi dei figli così presto. “Tutti i miei amici in Italia non sono sposati, hanno lavori sottopagati, vivono con i loro [genitori],” sottolinea. “Qui abbiamo un futuro. Ogni anno succede qualcosa: nuovi piani, nuovi progetti. In Italia, non c’è movimento. Tutto è assolutamente fermo.”.

L’Italia non registra il numero dei molti giovani professionisti che stanno cercando fortuna all’estero. Ma ci sono numerose prove che fanno pensare che la cifra stia aumentando. Il numero di italiani tra i 25 e i 39 con una laurea che si stanno registrando all’AIRE come residenti all’estero aumenta ogni anno, passando da 2.540 nel 1999 a circa 4.000 nel 2008. Il Censis stima che 11.700 laureati hanno trovato lavoro all’estero nel 2006 – ovvero uno ogni 25 italiani laureati in quell’anno. Secondo un sondaggio di Bachelor, un’agenzia milanese di ricerca del personale, il 33,6% dei neolaureati sentono il bisogno di lasciare il paese per far fruttare la il proprio titolo di studio. L’anno successivo a è il 61,5% a pensare che avrebbe dovuto farlo.

Non è difficile capirne i motivi. I problemi economici dell’Italia sono ricaduti pesantemente sulle spalle delle giovani generazioni. Secondo i dati pubblicati a maggio dall’Istat, il 30% degli italiani tra i 30 e i 34 vive ancora con i genitori, una percentuale che si è triplicata rispetto al 1983. Un giovane su 5 di età compresa tra i 15 e i 29 ha praticamente abbandonato tutto: non studia, non si specializza, non lavora. “Stiamo relegando un’intera generazione in un buco nero”, spiega Celli.

Offerte di lavoro per (vecchi) ragazzi

Gli italiani senza formazione universitaria lavorano spesso in nero, facendo ogni sorta di lavori, ma i laureati, o più in generale quelli con maggiori aspirazioni, incontrano maggiori difficoltà a trovare un lavoro coerente con gli studi effettuati. Il tasso di disoccupazione dei laureati italiani tra i 25 e i 29 è del 14%, più del doppio rispetto al resto dell’Europa e molto superiore a quello dei coetanei meno istruiti.

Gli italiani usano un termine per descrivere questo problema: gerontocrazia, o predomino degli anziani. Gran parte dell’economia è volta alla cura dei più anziani. Mentre il paese spende relativamente poco per alloggi, disoccupazione e cura dei figli, spese sulle quali i giovani contano per lanciare la propria carriera, ha mantenuto alcune delle pensioni più elevate in Europa, in parte ricorrendo pesantemente ai prestiti. Questo squilibrio si estende al settore privato, dove corporazioni nazionali e una radicata cultura dei senior hanno portato i lavori migliori fuori dalla portata dei giovani.

L’Italia ha sempre sofferto di un sistema gerarchico, con i giovani che devono sottostare all’autorità dei più anziani fino a quando non arriva il momento di prenderne le redini. “Non sei considerato esperto in base al curriculum vitae, alle abilità o alle capacità, ma solo in base all’età,” spiega Federico Soldani, 37 anni, un epidemiologo che ha lasciato Pisa nel 2000 e ora lavora a Washington, DC, per la Food and Drug Administration. “Quando sei sotto i 40, sei considerato giovane.”

Il sistema ha funzionato, in una certa misura, fino a quando l’economia era in crescita. La pazienza ha ripagato chi era in lista d’attesa quando si sono aperte nuove posizioni lavorative. Ma con la crisi diffusa, il mercato del lavoro si è bloccato. “La coda non avanza più”, afferma Soldani. L’accesso ad alcune professioni, come la posizione lucrativa di notaio, è così limitata che il lavoro è diventato quasi di natura ereditaria. In un paese in cui il successo si costruisce sulle relazioni e sull’anzianità, solo gli amici e i figli dell’elite hanno la possibilità di far carriera.

Per gli altri, il lavoro scarseggia, sono sottopagati e privati di qualsiasi responsabilità. Filippo Scognamiglio, 29 anni, segretario di NOVA, Associazione Italiana MBA, confrontando la retribuzione netta per la stessa posizione nella stessa multinazionale negli Stati Uniti e in Italia, rivela che un italiano con un MBA che sceglie di rimanere in patria guadagna solo il 58% rispetto a quanto guadagnerebbe all’estero. “È più semplice avere successo negli Stati Uniti se hai talento e voglia di fare rispetto a quanto lo sia nel mio paese,” dichiara. Pertanto, Scognamiglio, che si è laureato presso la Columbia Business School quest’anno, ha scelto di saldare i conti con la società italiana che aveva sponsorizzato la sua laurea, per accettare un lavoro negli Stati Uniti “Sono 70.000 euro spesi per la prospettiva di una carriera all’estero,” sottolinea.

Ma non è solo un salario migliore ad attirare i giovani emigranti italiani. È anche l’occasione per fuggire da posti di lavoro noiosi con mansioni ripetitive, dove le opportunità di far carriera sono inesistenti. “Se sei giovane in Italia, rappresenti un problema, mentre in altri paesi sei visto come una risorsa”, afferma Simone Bartolini, 29 anni, copywriter che lavora a Sydney. Simone ha lasciato Roma nel 2007 quando, a seguito di un cambiamento direzionale nell’agenzia di pubblicità dove lavorava, il nuovo capo gli disse: “Ti metteremo i bastoni tra le ruote.” Fu di parola. “Ogni idea veniva respinta”, racconta Bartolini. “Era tutto un no. Appena ho commesso un errore, sono stato preso di mira”. Rispetto all’Australia, dove Bartolini ha avviato una carriera di successo, in Italia non sapeva che farsene del suo talento. “Hanno bisogno di gente che esegue”, spiega Bartolini. “Non hanno bisogno di gente che pensa”.

Vecchi problemi, vecchie soluzioni

I giovani italiani sanno fare meglio che rivolgersi allo stato per risolvere i loro problemi: la politica del paese è più che mai stagnante. Un lungo avvicendarsi di coalizioni di governo troppo occupate a litigare tra di loro per prendere il controllo di interessi radicati. Il regime attuale è un caso emblematico. Il Presidente del Consiglio Berlusconi è salito al potere nel 2008 dopo che il precedente governo di centro-sinistra ha cercato di avviare una serie di riforme che sarebbero passate senza obiezioni in qualsiasi altro paese: liberalizzazione delle licenze per i tassisti, vendita di farmaci senza prescrizione nei supermercati, concessioni a società private per operare nel trasporto pubblico. Le riforme si sono sgretolate di fronte a una serie di scioperi, portando il governo sulla strada del fallimento un anno e mezzo dopo la sua formazione.

Ora anche il governo Berlusconi sta affrontando una crisi, una lotta di potere tra il Presidente del Consiglio e l’ex alleato Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati. Fini, che è a capo di gruppo di parlamentari secessionisti, si è scontrato con Berlusconi su una serie di riforme. Per ora, i due uomini sembrano aver messo da parte le loro divergenze. Fini ha sostenuto il governo in un voto di fiducia il mese scorso, ma le tensioni tra i due si stanno di nuovo inasprendo sulle modifiche proposte al sistema giudiziario in materia penale che farebbero cadere i capi d’accusa contro Berlusconi nei processi per frode fiscale e corruzione. Nel frattempo, gli italiani sono bloccati con un governo che potrebbe crollare da un momento all’altro e con dei leader che cercano di posizionarsi per guadagnare posizioni in vista delle prossime elezioni.

La cultura politica in Italia è sclerotica. Non è riuscita a produrre giovani leader riformisti come Barack Obama, David Cameron e Nicolas Sarkozy. Berlusconi ha 74 anni e sta ricoprendo il suo terzo mandato come Presidente del Consiglio. Il panorama degli attori politici del paese è lo stesso dai primi anni ‘90, quando una serie di scandali di corruzione e mafia hanno sconvolto la scena elettorale. Non sorprende quindi che i giovani italiani non ne vogliano fare parte.

Impossibile tornare in patria

L’esodo italiano non sarebbe così dannoso se si potesse convincere quelli che sono partiti a tornare con l’esperienza maturata all’estero. Così, dopo anni passati a ignorare il problema, il governo ha iniziato a provarci. “È come il judo: si trasforma un rischio in un punto di forza”, dichiara Guglielmo Vaccaro, un parlamentare che ha promosso un disegno di legge che offrirebbe agevolazioni fiscali agli italiani che tornano in Italia dopo aver trascorso almeno due anni all’estero. Vaccaro ha stimato che lo Stato spende ben oltre i € 90.000 per l’istruzione universitaria a di un giovane, soldi che potrebbero essere recuperati se si potesse convincere i cittadini a investire le proprie competenze in patria.

Il problema non è tanto che il giovane italiano voglia stare lontano dal proprio paese. Gli italiani sono notoriamente attaccati alla propria patria. La maggior parte delle persone intervistate hanno dichiarato che amerebbero molto tornare in patria. “Il tuo DNA, tutto te stesso, tutto ciò che respiri e mangi è molto legato alla città dove sei nato”, afferma Giovanni Chirichella, 34 anni, originario di Milano che lavora come manager nel dipartimento di risorse umane presso la GE Energy di Houston. “Molti italiani, in tutto il mondo, sentono la nostalgia dell’Italia per tutta la vita”.

Ma se i giovani emigranti se ne vanno con l’intenzione di tornare con qualche anno di esperienza estera da mettere sul curriculum, spesso trovano il rientro più difficile di quanto potessero immaginare. Nell’ultimo anno, Elena Ianni, 32 anni, marketing manager presso la Royal Bank of Scotland a Londra, ha inviato il curriculum alle 100 principali aziende e agenzie di reclutamento in Italia. Ha trascorso la pausa pasquale a bussare a centinaia di porte a Milano. Ogni sera, quando torna a casa dal lavoro, controlla gli annunci di lavoro online. A Londra, dove riceve telefonate spontanee da parte di selezionatori specializzati [detti anche cacciatori di teste, dall’inglese headhunters, N.d.T.], Ianni ha rifiutato due offerte di lavoro durante lo stesso periodo. Ma l’Italia non sembra volerla. “Mi hanno detto queste esatte parole,” racconta. “Sei una donna giovane e non sarai presa sul serio qui”.

Così il paese è intrappolato in un circolo vizioso. L’economia continuerà a rallentare fintanto che l’innovazione sarà soffocata dall’esclusione dei giovani. Nel frattempo, ogni giovane che se ne va è una voce in meno che invoca le riforme. Silvia Sartori, 31 anni, ha cercato di rientrare a Treviso, dopo aver lavorato in Asia per quattro anni. Dopo un anno di inutili ricerche, è tornata in Cina, dove gestisce un fondo di € 3 milioni della Commissione europea per le costruzioni verdi. “È qualcosa che in Italia potevo ottenere solo se avessi avuto 45 anni e fossi stata la figlia, la cugina o l’amante di qualcuno,” dichiara. “Ho dato all’Italia una seconda chance”, dichiara. “Se l’è bruciata”.

L’Italia può, però, non avere molte altre possibilità di preservare le sue risorse più preziose.

(Articolo originale di Stephan Faris)

giovedì 30 settembre 2010

Italia dall'Estero - “Qualunque cosa faccia Berlusconi, non è mai colpa sua”

Pubblico un articolo di NOS del 6 settembre 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):

“Qualunque cosa faccia Berlusconi, non è mai colpa sua”

“L’Italia non è più una democrazia. Alcuni politicologi la definiscono una ‘democratura’. Una crasi di democrazia e dittatura, una dittatura formalmente democratica.”

Lunedì prossimo uscirà la traduzione olandese del libro ‘Papi’, sui molti scandali che ruotano intorno al premier italiano Silvio Berlusconi. L’autore, il giornalista italiano Marco Travaglio, lo definisce un libro necessario, non una semplice cronaca di pettegolezzi, giacchè i media italiani sono così controllati da Berlusconi che per gli italiani è molto difficile avere accesso ad una buona informazione.
Secondo Travaglio, all’estero sono molto più informati su quello che succede in Italia che nella stessa Italia. “Gli italiani guardano una TV che è proprietà di Berlusconi, con giornalisti che sono dipendenti da lui e direttori nominati da lui. Gli italiani ricevono l’informazione che Berlusconi vuole far sapere, e che è molto diversa dalla realtà.”

“Non si parla mai del fatto che i processi a Berlusconi si fanno già da quindici anni perchè lui commette dei reati, ma viene detto sempre che i processi esistono perchè i giudici perseguitano Berlusconi per motivi politici. È una prospettiva completamente ribaltata. Qualunque cosa faccia Berlusconi, non è mai colpa sua, ma è sempre un complotto contro di lui.”

Scandali a sfondo sessuale
Prendiamo, per esempio, lo scandalo sessuale intorno su Berlusconi dell’anno scorso. Dalla stampa di opposizione sono stati pubblicati ampi servizi sulle donne che riceveva nelle sue ville ma niente dai maggiori telegiornali. Neanche su quelli della televisione di sStato, perchè anche quelli sono in gran parte controllati da Berlusconi.
Nonostante lo scandalo avesse anche un peso politico, dice Travaglio. “Ci sono decine di ragazze che sono passate nelle sue case e che successivamente ha candidato nella lista del suo partito alle elezioni. Finchè sua moglie non ha denunciato pubblicamente questo scandalo.”

“Berlusconi le ha poi tolte dalle liste all’ultimo momento, nella speranza di poter salvare il suo matrimonio, almeno formalmente. Adesso alla chetichella le sta disseminando nelle liste elettorali delle elezioni locali. Alcune le ha mandate comunque alle elezioni europee. Qualcuna è diventata ministro.”

Anestetizzati
In Italia quasi non esiste una tradizione di giornalismo obiettivo. Ogni giornale e telegiornale ha un colore politico e dà una propria angolazione alle notizie. Le opinioni sono più importanti dei fatti.
“Gli italiani sono tele-dipendenti. Leggono pochissimo. Usano pochissimo internet, con l’eccezione dei giovani, che spesso però non possono ancora votare. Il controllo della televisione è quindi di fondamentale importanza.”
“Le emittenti televisive creano una specie di anestesia totale, che non fa più capire chi ha fatto cosa che cosa nei particolari. Berlusconi viene sì accusato di qualcosa, ma non si sa mai se è vero o se è falso. La gente sospende il giudizio in eterno. ”

Berlusconismo-light
Secondo Travaglio, la colpa è anche della debole opposizione nel Paese. ‘I partiti di centro-sinistra avrebbero dovuto offrire un’alternativa politica e morale, ma non lo hanno fatto. Anche loro erano così corrotti che hanno trovato comodo che Berlusconi distruggesse la libertà d’ informazione e il potere giudiziario.”
“Questa classe politica corrotta non può avere a cuore una magistratura indipendente e una stampa libera. Quasi tutti sono terrorizzati dal ripetersi di un’altro scandalo di tangenti come quello dell’inizio degli anni ‘90, dato che hanno continuato a rubare, a destra come a sinistra”
“Hanno trasformato la sinistra in una forma più educata del Berlusconismo. Non c’è (stata) una contrapposizione di due visioni della società. C’è la variante hard del Berlusconismo, quella di Berlusconi. E la variante light, quella del centro-sinistra.”

Andrea Vreede: Marco Travaglio cura una rubrica molto tagliente in uno dei pochi talkshows critici della emittente statale Rai. Secondo Travaglio, all’estero sono molto più informati su quello che succede in Italia che nella stessa Italia.

Marco Travaglio: Hanno sempre di fronte una televisione di proprietà di Berlusconi, le cui telecamere sono di proprietà di Berlusconi, i cui giornalisti sono dipendenti di Berlusconi e sono stati nominati direttori da Berlusconi. Quindi, l’informazione che giunge agli italiani è quella che Berlusconi vuole far sapere agli italiani, che è molto diversa dalla realtà.
Quando si parla dei processi a Berlusconi, non si parla mai del fatto che i processi a Berlusconi esistono e vengono celebrati da quindici anni perchè lui commette dei reati. I processi a Berlusconi vengono sempre presentati come dei processi nati dal fatto che ci sono dei giudici che per motivi politici stanno processando Berlusconi. Quindi è una prospettiva completamente ribaltata. Qualunque cosa faccia Berlusconi, non è mai colpa sua. È sempre colpa di qualcuno che complotta contro di lui.

Andrea Vreede: Per esempio lo scandalo di sesso intorno a Berlusconi dell’anno scorso. Sulla stampa di opposizione è stato dato ampio spazio a servizi sulle donne che riceveva nelle sue ville, ma non sui maggiori telegiornali. Neanche su quelli della televisione di stato, perchè anche quelli sono in gran parte controllati da Berlusconi. Nonostante lo scandalo avesse anche un peso politico, dice Travaglio.

Marco Travaglio: Ci sono decine di ragazze che sono passate da quelle case o da quelle stanze e che stavano nelle liste elettorali del centro-destra fino a quando la moglie di Berlusconi non ha denunciato pubblicamente questo scandalo. Allora Berlusconi che sperava ancora di recuperare il rapporto almeno formale, almeno pubblico con la moglie, le ha fatte togliere nell’ultima notte dalle liste e adesso alla chetichella le sta disseminando nelle liste delle elezioni regionali, comunali, provinciali eccetera. Alcune le ha mandate comunque alle elezioni europee. Qualcuna è diventata Ministro.

Andrea Vreede: È degno di nota quanto spazio venga dedicato a Berlusconi alla televisione ogni giorno, e quanti italiani non vogliano sentire nessuna critica su di lui.

intervista a un italiano per strada: Io sono sicuro che sia una persona onestissima, forte, coraggiosa, abbia una grande voglia di ricostruire una grande Italia. Si vede dal suo sguardo, dalla sua forza con cui parla. Si vede. Chi non lo vede è perchè è invidioso.

intervista a un’italiana per strada: Succedono degli eventi che lui, giustamente, riesce a risolvere. Eh, come il terremoto, come la mondezza, come le altre cose. Lui si trova sempre al punto giusto.

altra italiana: Berlusconi, non essendo un politico di mestiere, ma è come una persona come lei e me che decide di mettersi in politica, così. Ha un cervello che ragiona differentemente di un politico, di uno che lo fa di mestiere. Quindi, la gente lo vota per quel motivo, perchè è uno del popolo.

Marco Travaglio: L’Italia è un paese di teledipendenti, è un paese dove si legge pochissimo, dove ci sono pochissimi, a parte i giovani che spesso non hanno ancora il diritto di voto, a rivolgersi a internet, e quindi il controllo della televisione è fondamentale per controllare il consenso. Questo stato di anestesia totale che viene creato dalle televisioni, che lascia la gente in una sorta di coma vigile e che non fa capire esattamente cosa succede, chi ha fatto che cosa nei particolari, per cui c’è sempre questa specie di grigio. Dice ’sì, lo accusano ma non si sa mai se è vero, se è falso, quindi sospendiamo il giudizio in eterno. Oppure è sempre possibile che sia perseguitato, è sempre possibile che sia vero quello che dice lui e cose di questo genere, fa sì che non ci sia un’indignazione dell’opinione pubblica e quindi che chi chiede le dimissioni di Berlusconi venga scambiato anch’egli come uno che complotta contro di lui.

Andrea Vreede: In Italia quasi non esiste una tradizione di giornalismo obiettivo. Ogni giornale o telegiornale ha un colore politico e dà la propria impronta alle notizie. Le opinioni sono più importanti dei fatti.
A causa delle sue critiche spietate, Travaglio non è amato neanche dalla stampa di opposizione. Sui giornali di Berlusconi è spesso vittima di satira. Perciò, con un gruppo di colleghi ha creato un quotidiano, tra l’altro duramente anti-Berlusconi.

Marco Travaglio: L’Italia non è più una democrazia. Alcuni politicologi parlano di ‘democratura’, cioè una crasi di democrazia e dittatura, cioè una dittatura formalmente democratica. Cioè con un capo che controlla tutti i media, che controlla i soldi, che controlla banche, che controlla squadre di calcio. Che grazie a questo si rende eterno, rende impossibile il ricambio, compra il consenso dei cittadini e poi di quel consenso si serve non per andare al governo, ma per andare al potere, cioè per prendere tutto il potere, anche quelli che lui non ha. Vedi invasioni di campo continue nel campo giudiziario, nel campo dell’informazione eccetera. Altri parlano di dittatura della maggioranza, altri parlano di regime mediatico, ma certamente non c’è più nessun punto di contatto con la democrazia liberale dello stato di diritto come l’abbiamo conosciuto nei libri e come, almeno formalmente, c’è in tutti gli altri paesi d’Europa. La grossa fortuna di Berlusconi è quella di non avere un’opposizione, quindi di non avere un’alternativa. Il centro-sinistra, che avrebbe dovuto proporre un altro modello di società, di politica, di costume, di etica, di morale, non lo ha fatto, grazie al fatto che era molto compromesso con il malaffare. Anche il centro-sinistra ha trovato comodo che Berlusconi demolisse la libertà d’informazione e l’indipendenza della magistratura perchè comunque una classe politica marcia come quella italiana non può avere a cuore una magistratura indipendente e una stampa libera. Sono tutti terrorizzati, salvo rare eccezioni naturalmente, dal ripetersi di quello che è successo nel 1992. Dato che hanno continuato a rubare, a destra come a sinistra e hanno continuato ad avere rapporti con la mafia, avere voti dalla mafia, eccetera. Anzi hanno importato direttamente uomini della mafia dentro le istituzioni, come si è scoperto recentemente con questo signore infilato in Senato direttamente dalla ‘ndrangheta. In questi quindici anni il centro-sinistra ha lasciato fare a Berlusconi il lavoro sporco, per cui Berlusconi ha picconato per quindici anni la libertà d’informazione e l’indipendenza della magistratura, cioè i due poteri di controllo fondamentali sul potere politico e finanziario. Il centro-sinistra ha sperato di cavarsela approfittando del suo lavoro sporco da una parte e dall’altra proponendosi ai cittadini come un pò meglio, anzi un pò meno peggio. L’unica cosa che sanno dire i leader del centro-sinistra è ‘votate per noi, perchè Berlusconi è molto peggio’. Loro hanno trasformato la sinistra in una forma un pò più educata del berlusconismo e quindi non c’è stata una contrapposizione di due visioni della vita, della politica, della morale, eccetera, siamo sempre rimasti all’interno del bBerlusconismo. C’è un berlusconismo hard, che è quello di Berlusconi, doc, e poi c’è il bBerlusconismo light, del centro-sinistra.

Andrea Vreede: Per ora Travaglio può far sentire la sua opinione solo per mezzo del suo giornale, perchè la Rai, a causa delle elezioni regionali, ha cancellato tutti i talkshows dal suo palinsesto sino alla fine di marzo.

(Articolo originale di Andrea Vreede)

venerdì 10 settembre 2010

Italia dall'Estero - Come vivere senza Berlusconi?

Pubblico un articolo di Le Monde del 6 settembre 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):

Come vivere senza Berlusconi?

Dobbiamo ad un discreto teologo una delle più interessanti riflessioni dell’estate italiana. Approfittando di una brevissima bonaccia sul fronte delle polemiche italiane, Vito Mancuso si è posto una seria domanda in una lettera aperta inviata al quotidiano “La Repubblica” il 21 agosto: poteva continuare a pubblicare “con la coscienza a posto” i suoi libri con la Mondadori, dal momento che questa, controllata da Mediaset a sua volta proprietà della famiglia Berluscon (Fininvest), si è vista concedere una riduzione fiscale di parecchie centinaia di milioni di euro? La sua risposta è no. Bisogna dire che questa presa di posizione, piuttosto rara, e questa denuncia di un ennesimo conflitto d’interessi non ha fatto cadere nessuno dalla sdraio. Gli scrittori e gli intellettuali sollecitati dalla stampa a reagire, non si sono accapigliati per esprimere la loro solidarietà ad un uomo che ormai rifiuta che il suo lavoro possa, in qualche modo, arricchire Berlusconi.. In compenso non sono mancate riservé né sarcasm. Perché una presa di coscienza così tardiva? gl è stato rimproverato, sospettando che si tratti di una campagna pubblicitaria. Perché tanta ingenuità? hanno detto altri, che considerano questa battaglia individuale come persa in partenza.

Dal 1994, data dell’aquisizione della Mondadori e della storica casa torinese Einaudi da parte della Fininvest (grazie ad un giudice che si è accertato in seguito essere corrotto), tutti sanno chi è il proprietario di queste aziende. Ciò non significa però che gli autori pubblicati dalle case editrici del presidente del Consiglio non abbiano opinioni personali. Roberto Saviano, autore del best-seller Gomorra, si è interrogato sulla propria fedeltà alla Mondadori, quando in primavera, Berlusconi aveva accusato gli scrittori che si occupano di mafia di “rovinare l’immagine del Paese”. Rassicurato da una lettera della presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, la figlia del “Cavaliere”, Saviano ha messo da parte i suoi dubbi.

Fino ad oggi, quattro autori di case editrici controllate da Mediaset – tra cui il Premio Nobel per la letteratura nel 1998 José Saramago (scomparso in giugno) – si sono visti rifiutare [la pubblicazione di] un libro a causa del contenuto troppo offensivo nei confronti dell’azionista di maggioranza. Cioè: gli scrittori pubblicati da Mondadori o Einaudi avrebbero abbandonato ogni capacità di indignazione, preferendo scendere a patti con il nemico per assicurarsi delle cospicue vendite.

In realtà si trattava piuttosto di stanchezza. Stanchezza nei confronti di un dibattito continuamente rilanciato fin dalla prima apparizione al potere di Silvio Berlusconi. Stanchezza all’idea di affrontare questo problema ricorrente: si può boicottare Berlusconi, vivere senza Berlusconi? Occorre dire che l’impresa non è facile. Se è facile denunciare l’onnipresenza del suo impero nell’economia italiana, è più difficile sottrarsene.

Prendiamo il caso di un anti-Berlusconi puro e duro che, per niente al mondo vorrebbe contribuire al suo arricchimento. Chiamiamolo Signor Rossi. Per la televisione, è abbastanza semplice, il Signor Rossi dovrà evitare i tre canali del “Cavaliere” (Canale Cinque, Italia Uno e Rete Quattro). Il sacrificio non è enorme considerata la mediocrità dei programmi. Tuttavia dovrà usare con parsimonia le emittenti statali: la maggior parte dei suoi dirigenti è stata nominata dal capo del governo.

Al cinema il Signor Rossi non andrà a vedere i film prodotti da Mediaset o distribuiti da Medusa. Per la stampa, eviterà “Il Giornale”, diretto dal fratello di Silvio Berlusconi. Il Signor Rossi farà a meno del settimanale Panorama, così come di una quarantina di riviste. In seguito la cosa si complica. Al Signor Rossi servirà l’attenzione minuziosa di un vegetariano che dà la caccia ai grassi animali. La Fininvest infatti possiede partecipazioni in due società italiane, Unicredit e Generali, che sono tra i più grandi investitori italiani. A cascata, queste partecipazioni collocano la Fininvest nel cuore dell’economia e dell’industria del Paese. Qualche esempio: se il Signor Rossi deve cambiare i pneumatici della sua auto o il proprio materasso, dovrà escludere la Pirelli. Per un conto bancario eviterà [il gruppo] Intesa San Paolo, di fatto la più grande banca al dettaglio italiana. Se prende l’autostrada, eviterà la tratta Milano Torino. Da amante del calcio, rinuncerà alle partite del Milan, di cui Berlusconi è proprietario e presidente.

Si capisce così che la vita senza Berlusconi non è cosa facile in Italia. Vito Mancuso, è ben deciso a percorrere tale strada. Venerdì 3 settembre, in un nuovo articolo indirizzato alla Repubblica, ha rilanciato la sua sfida all’impero chiedendo agli scrittori della Mondadori e di Einaudi di “liberarsi da questo conflitto d’interessi di cui sono tutti prigionieri”.

Però aggiunge: “So bene che non tutti possono permettersi questa battaglia. Esprimere pubblicamente il proprio disaccordo è un privilegio piuttosto raro. Il vecchio motto – “Primum vivere deinde philosophari” (prima vivere e poi fare filosofia) – vale per tutti e non invito nessuno a fare l’eroe”. Il Signor Rossi ne sa qualcosa.

(Articolo originale di Philippe Ridet)

venerdì 25 giugno 2010

Speciale Mondiali di calcio FIFA - Sudafrica 2010

Ecco le pagelle dei giocatori italiani dopo la partita di ieri pomeriggio. In neretto il migliore in campo per la nazionale italiana.

Gruppo F - Giornata 3
giovedì 24 giugno 2010

SLOVACCHIA - ITALIA (3 - 2)
Vittek 25' pt, 28' st
Di Natale 36' st
Kopunek 44' st
Quagliarella 47' st

MARCHETTI - 4.5
Prende tre reti ma la colpa non è certo tutta sua ma di un reparto che ha fatto acqua da tutte le parti, certo è che una mezza parata in più poteva farla

CANNAVARO - 5
Finisce con un'altra partita da dimenticare la carriera azzurra del capitano, pochi anticipi e spesso saltato, viene ammonito e rischia l'espulsione ma viene graziato dall'arbitro

CHIELLINI - 5
Non è reattivo sul secondo gol subito dall'Italia, deludente mondiale

CRISCITO - 4
Terrorizzato è l'aggettivo che gli si addice di più, molle nei contrasti e mai propositivo in avanti viene sostituito a inizio ripresa

MAGGIO - 5.5
Subentra a Criscito a inizio ripresa, è risucchiato anche lui nella pessima prova della squadra

ZAMBROTTA - 5
Non è il giocatare propositivo delle precedenti due partite e si vede, non spinge mai

DE ROSSI - 4.5
Sparisce completamente nel secondo tempo, le palle che gioca si contano sulle dita di una mano, colpevole nel primo e nel terzo gol subito

MONTOLIVO - 5
Sostituito dopo un'ora di gioco, non ci si accorge neanche della sua mancanza: a differenza delle altre due partite non azzecca una giocata

PIRLO - 6
Rileva Montolivo nella ripresa (11' st) e il suo ingresso accende un po' il gioco azzurro, complice anche il calo fisico degli avversari, e se lo avessimo avuto dalla prima partita...

GATTUSO - 4
Riesce a perdere più palloni di quelli che tocca, la grinta purtroppo non basta servono gambe sciolte

QUAGLIARELLA - 6.5
Entra anche lui a inizio secondo tempo, il suo mondiale inizia però quando è già finito per l'Italia, segna un bel gol ripordandoci sotto sul 3-2, chissà se avesse giocato un po' di più

DI NATALE - 5.5
Accorcia segnando il gol del 2-1, ma si divora due reti che sembrano essere facilissime da realizzare

IAQUINTA - 5
Ancora impreciso soprattutto sotto porta, bocciato complessivamente anche lui

PEPE - 5
Non è frizzante come in precedenza, colpevole l'errore che all'ultimo secondo poteva regalare il pareggio, non se la sente infatti di toccare la palla col sinistro e il risultato è quello che è

LIPPI - 4
Sbaglia forse a tenere in panchina Quagliarella che gioca solo un tempo su tre partite vista la gran voglia di fare che ha mostrato, certo che l'infortunio di Pirlo ci ha cambiato il mondiale ma non si può prescindere da un solo giocatore; campagna sudafricana da dimenticare ma nessuno gli toglierà la gloria di aver vinto nel 2006 in Germania

lunedì 21 giugno 2010

Speciale Mondiali di calcio FIFA - Sudafrica 2010

Ecco le pagelle dei giocatori italiani dopo la partita di ieri pomeriggio. In neretto il migliore in campo per la nazionale italiana.

Gruppo F - Giornata 2
domenica 20 giugno 2010

ITALIA - NUOVA ZELANDA (1 - 1)
Smeltz 7' pt
Iaquinta 29' pt (rig.)

MARCHETTI - s.v.
L'unico tiro nello specchio della porta al 7' del primo tempo segna il vantaggio neozelandese tra l'altro in fuorigioco, nessun altro intervento da parte del portiere azzurro nonostante un paio di brividi sulle conclusioni prima di Vicelich e poi di Wood

CANNAVARO - 5
Meno brillante della prima partita, si fa beffare da Smeltz nell'occasione del gol avversario, era sì fuorigioco ma l'attenzione deve restare sempre al massimo; nella ripresa viene saltato da Wood con troppa facilità e rischiamo il 2-1 in una delle pochissime azioni offensive della Nuova Zelanda

CHIELLINI - 5.5
Non brilla neanche lui, sembra troppo fuori forma e si vede perchè fatica troppo nei contrasti con gli avversari; nel primo tempo, dopo il gol subito, ha sul piede un buon pallone per un pari-lampo ma non è il suo mestiere

CRISCITO - 5.5
La sua partita si può riassumere con "copre e basta", mai incisivo davanti a differenza del primo incontro

ZAMBROTTA - 6.5
Il miglior giocatore azzurro di ieri al pari di Montolivo, si fa vedere spesso in avanti e prova anche a segnare con incursioni interessanti

MONTOLIVO - 6.5
Ha in mano il nostro centrocampo, dopo la prima partita questa è una conferma, risulta pericoloso in più occasioni con dei buoni tiri dalla distanza; coglie un palo clamoroso al 27' del primo tempo

DE ROSSI - 6
Risulta più spento che col Paraguay, si procura però il rigore che Iaquinta trasforma; non brilla in fase di impostazione sempre troppo vicino alla linea difensiva

PEPE - 6
Gioca un tempo, tutto sommato discretamente, Lippi lo sostituisce nell'intervallo un po' a sorpresa anche se effettivamente non ha mai provato a saltare l'uomo per creare superiorità

CAMORANESI - 5
Entra a inizio ripresa al posto di Pepe, un paio di palle messe in area avversaria e poco più, dovrebbe accendere la squdra invece perde un sacco di palloni

MARCHISIO - 4
Non è il suo mondiale e basta, non funziona nè da trequartista nè sulla fascia; molto probabilmente lascierà il posto a qualcun altro

PAZZINI - 5.5
Subentra a Marchisio (16' st) in un disperato "tutti all'attacco" ma niente da fare, poche le palle giocabili

GILARDINO - 4.5
Anche in questa partita non riesce a tenere una palla, impreciso negli stop e mal servito esce nell'intervallo

DI NATALE - 5
Stesso voto di Camoranesi perchè anche lui entrato a inizio secondo tempo per Gilardino, dovrebbe decisamente provare qualche giocata in più

IAQUINTA - 5.5
Niente sufficienza neanche a lui, si icarica di realizzare il rigore del pari ma non combina altro

LIPPI - 5
Sbaglia a togliere troppo presto Pepe quando poteva sacrificare prima di lui Marchisio; il 4-4-2 iniziale va bene ma manca qualcosa, vedi il fatto che sia Montolivo sia De Rossi sono venuti a prendere palla sulla linea dei difensori lasciando troppo sfilacciata la squadra in mezzo e costringendo a lanci lunghi facili prede degli "armadi" neozelandesi

martedì 15 giugno 2010

Speciale Mondiali di calcio FIFA - Sudafrica 2010

Da oggi e per la durata del mondiale azzurro, le pagelle dei giocatori italiani. In neretto il migliore in campo per la nazionale italiana.

Gruppo F - Giornata 1
lunedì 14 giugno 2010

ITALIA - PARAGUAY (1 - 1)
Alcaraz 39' pt
De Rossi 18' st

BUFFON - s.v.
Impossibile valutare l'estremo difensore azzurro, mai impegnato e incolpevole sul gol subito; esce nell'intervallo per un infortunio ancora da chiarire

MARCHETTI - s.v.
Senza voto anche il sostituto di Buffon, unico brivido per lui (e per tutti noi) un tiro che spizza quasi l'incrocio dei pali

CRISCITO - 6.5
Titubante nel primo tempo, si scuote nella ripresa con qualche buono spunto sulla sinistra

CANNAVARO - 6
L'errore difensivo che porta al vantaggio sudamericano è suo in "comproprietà" con De Rossi, complessivamente però è puntuale negli interventi e negli anticipi, molto meglio del giocatore visto in campionato con la Juventus

CHIELLINI - 6
Partita discreta giocata senza sbavature evidenti, da migliorare la fase di impostazione

ZAMBROTTA - 6
Scoppiettante l'inizio insieme a Pepe, si perde col passare del tempo e la sua partita diventa soprattutto difensiva

DE ROSSI - 7
E' stato l'anima della squadra di ieri; nonostatnte l'errore a metà nel gol subito, si riscatta coprendo bene gli spazi e segnando il gol del pari

MONTOLIVO - 6
Può fare molto meglio, buona però anche la sua prova, nonostante qualche defezione iniziale prende coraggio provando un paio di tiri dalla distanza insidiosi

PEPE - 7
Insieme a De Rossi il migliore in campo; generosissimo, corre dall'inizio alla fine, si propone e crossa, potrebbe però provare qualche "uno contro uno" in più; dal suo calcio d'angolo parte il pallone del pari italiano

MARCHISIO - 4.5
Non è serata, quel ruolo sulla trequarti proprio non è il suo non riuscendo nè a offendere nè a difendere; non è una bocciatura ma non deve giocare lì

CAMORANESI - 6
Il suo ingresso al posto di Marchisio (14' st) segna il cambio di passo azzurro, qualche spunto ma poca roba però per un giocatore come lui; ammonito, rischia anche l'espulsione, diciamo che lo ha condizionato l'infortunio subito nel periodo antecedente l'inizio del mondiale

IAQUINTA - 5.5
Impreciso e volenteroso sono gli aggettivi per lui nel secondo tempo quando ritrova il suo ruolo da punta; nel primo tempo da esterno è da bocciare

GILARDINO - 5
Anche per lui buona volontà ma talvolta è mal servito e anche quelle poche volte che ha la palla la perde facilmente, giornata no

DI NATALE - s.v.
Non è valutabile neanche il 10 azzurro, venti minuti scarsi al posto di Gilardino (26' st) senza un vero e proprio spunto offensivo

LIPPI - 6
La formazione messa in campo nel primo tempo non è un gran che; gli infortuni possono avere condizionato il modulo iniziale ma sembra che il famigerato 4-2-3-1 non vada molto bene a questa nazionale; bravo nel risistemare la squadra nel secondo tempo

venerdì 28 maggio 2010

Italia dall'Estero - Chi lotta contro la mafia in Italia teme la legge sulle intercettazioni

Pubblico un articolo della CBS del 21 maggio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):

Chi lotta contro la mafia in Italia teme la legge sulle intercettazioni

ROMA – I PM italiani che si occupano di criminalità organizzata hanno ricevuto venerdì scorso l’appoggio da parte di un funzionario di primo piano del sistema giudiziario americano nell’ambito della campagna contro una legge studiata dal governo Berlusconi per rafforzare drasticamente limiti alle intercettazioni.

L’assistente procuratore generale Lanny Breuer, responsabile della divisione criminale del Dipartimento di Giustizia, non ha voluto commentare direttamente la legge, ora in parlamento, che limiterebbe fortememente l’uso delle intercettazioni comprese quelle telefoniche e di videosorveglianza, e che inasprirebbe le multe per la pubblicazione stesse provenienti da indagini in corso.

Tuttavia, Breuer ha aggiunto che i pubblici ministeri americani non vogliono che sia fatto nulla che possa limitare il flusso di quelle che ha definito informazioni “straordinariamente utili” provenienti dai pubblici ministeri italiani che si occupano di crimine organizzato. Incalzato dai giornalisti sulla proposta di legge, Breuer ha affermato che gli americani sperano di “ricevere ancora le stesse preziose informazioni” che gli investigatori del crimine organizzato condividono regolarmente con le loro controparti negli Stati Uniti.

“Da un punto di vista di pubblico ministero, non vogliamo che succeda nulla” che possa ostacolare gli italiani dal fare il proprio lavoro nel combattere il crimine organizzato, ha affermato Breuer. Ha definito le intercettazioni “una parte essenziale” di tali indagini.

I PM siciliani ritengono che la legge renderebbe quasi impossibile catturare mafiosi latitanti o scoprire i loro crimini. I politici critici verso Berlusconi sostengono che il magnate dei media, i cui affari hanno portato a diverse indagini per corruzione e altri reati contro di lui, stia curando i propri interessi. Il premier, che nega ogni accusa, afferma che vuole di volere la legge per proteggere la privacy di tutti i cittadini.

Il Ministro della Giustizia italiana, Angelino Alfano, nella serata di venerdì ha rilasciato un comunicato di risposta ai commenti di Breuer, affermando che la collaborazione giudiziaria con Washington è “eccellente” e fruttuosa. Ha inoltre sottolineato il fatto che Breuer si fosse rifiutato di commentare direttamente il disegno di legge. “C’è pieno accordo con Washington sulle modalità e sugli obiettivi della cooperazione contro il crimine organizzato, com’è evidenziato dai numerosi contatti e incontri a tutti i livelli fra i due paesi” ha dichiarato Alfano.

(Articolo originale)