Pubblico un articolo de El País del 20 gennaio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Il Senato italiano approva la legge che concede l’amnistia a Berlusconi
L’opposizione in blocco protesta contro “la diciannovesima norma su misura in sedici anni”.- Il primo ministro paragona la giustizia a un plotone d’esecuzione
La destra italiana ha firmato mercoledì scorso la morte del neonato Partito dell’Amore, approvando in Senato la proposta di legge nota come “processo breve”. La norma, approvata in una settimana dal Popolo della Libertà e dalla Lega Nord e che deve passare all’esame della Camera dei Deputati, ha valore retroattivo e causerà, secondo la magistratura, la fine di decine di migliaia di processi in corso, fra cui quelli che sta affrontando Silvio Berlusconi, il caso Mills e il caso Mediaset.
Uscendo da una colazione di lavoro privata con ultraconservatore Camillo Ruini, il primo ministro ha espresso soddisfazione per il voto parlamentare e ha accusato l’opposizione di calunniarlo e di essere “intellettualmente disonesta”. “Non credo che la legge sia incostituzionale, l’Europa e la Costituzione esigono che i processi durino tempi certi e ragionevoli”.
Alla domanda se prevede di lasciarsi processare, Berlusconi ha replicato: ”Questi processi non sono problemi di Berlusconi, ma aggressioni al primo ministro. I miei avvocati mi hanno sconsigliato di presentarmi, mi troverei di fronte a un plotone d’esecuzione”.
La proposta di legge è stata approvata con grande clamore con 166 voti a favore e 130 contrari. Ci sono state grida, insulti, applausi e un senatore del PdL ha lanciato il volume che raccoglie la trascrizione degli emendamenti (tutti respinti dalla maggioranza) contro gli scranni dell’Italia dei Valori mentre il gruppo d’opposizione esibiva cartelli che recitavano “giustizia morta” o “Berlusconi lasciati processare”. Il presidente Renato Schifani, ha inviato i commessi a ritirare i cartelli ai parlamentari, ha dato inizio alla votazione e ha sospeso la sessione in tutta fretta.
I tre partiti d’opposizione hanno votato contro il testo, formato da cinque articoli, e che, secondo la contabilità del Partito Democratico, è la diciannovesima legge su misura fatta in sedici anni dai tre governi Berlusconi per ottenere l’immunità giudiziaria del magnate. La magistratura ha dichiarato in una nota che la riforma avrà “conseguenze devastanti per l’intero sistema giudiziario italiano”.
Il testo accorcerà i tempi della prescrizione nei processi relativi ai reati commessi prima del 2 maggio del 2006. I processi per reati puniti con un massimo di dieci anni di prigione dureranno sei anni per i tre gradi (tre anni il primo grado, due l’appello e uno la Cassazione). Per i processi con pene superiori a dieci anni, i termini saranno rispettivamente di quattro, due e un anno e mezzo (sette e mezzo in totale). I reati di mafia e terrorismo potranno essere giudicati in un massimo di quindici anni se coinvolgono un numero elevato di imputati.
Anna Finocchiaro, portavoce dei senatori del Partito Democratico, ha affermato che la legge “cambierà una giustizia lenta con una giustizia negata”, e rivolgendosi alla maggioranza ha esclamato: “Per diciannove volte avete usato il Parlamento, sprecando tempo e risorse pubbliche destinate all’interesse comune, per fini particolari; non avete avuto timore, a questo fine, di devastare l’ordinamento, non avete mai avuto senso di vergogna. La vostra iniziativa negherà la giustizia a migliaia di cittadini”.
Luigi Li Gotti dell’IDV, ha segnalato che la riforma “manda a morte 100.000 processi per salvare Berlusconi, i suoi affari e la sua responsabilità criminale”. L’Unione di Centro ha definito il progetto “un’amnistia incostituzionale”.
Dall’altro lato dell’emiciclo, Maurizio Gasparri, portavoce del PdL, ha accusato il centrosinistra di ipocrisia per aver abbandonato la sua tradizionale posizione garantista, e ha ricordato che in Italia vanno in prescrizione cinquecento processi ogni giorno. “Vogliamo che questi processi si celebrino, siamo noialtri che salviamo la giustizia e ne siamo orgogliosi”.
(Articolo originale di Miguel Mora)
martedì 26 gennaio 2010
domenica 24 gennaio 2010
Italia dall'Estero - Dieci anni dopo, l’Italia è ancora divisa su Craxi
Pubblico un articolo dell'Independent del 20 gennaio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Dieci anni dopo, l’Italia è ancora divisa su Craxi
L’establishment tenta di riabilitare la memoria del mentore di Berlusconi caduto in disgrazia
In fase di evidente riabilitazione, l’establishment politico italiano si è riunito ieri per celebrare Bettino Craxi, leader dell’ex Partito Socialista, a 10 anni esatti dalla sua morte in esilio, condannato e considerato dai più causa della dilagante corruzione nella politica italiana.
Craxi fu accusato di corruzione per milioni di euro nell’ambito di quello che divenne poi famoso con il nome di scandalo di Mani Pulite. La fonte della tangente più consistente, del valore superiore ai 10 milioni di euro, fu la All Iberian, azienda fondata dal suo intimo amico e protetto, Silvio Berlusconi.
La difesa impassibile di Craxi: “Così fan tutti” non convinse il pubblico che gli lanciò monetine il giorno in cui lasciò l’hotel a Roma, trattamento tradizionalmente riservato ai ladri. Caduto in disgrazia, Craxi si rifugiò nella sua villa in Tunisia per evitare la reclusione. Accusato e condannato a 25 anni in contumacia, morì in esilio il 19 gennaio 2000.
Ma ora, per la gioia di molti, tra cui Berlusconi – nonostante il disgusto di tanti altri – la riablitazione di Craxi procede a spron battuto. Letizia Moratti, sindaco di destra di Milano, Ministro dell’Istruzione nel precedente governo Berlusconi, ha annunciato che gli verrà intitolata una via della città. E durante una cerimonia al Senato, Berlusconi e alcuni suoi ministri si sono uniti ai parenti di Craxi per celebrarne la vita. Biasimando il trattamento subito, un politico di lungo corso alleato di Berlusconi, ha dichiarato: “per Craxi non ci furono sconti. Ha pagato più di ogni altro colpe che erano di un intero sistema politico”.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ex comunista, si è mostrato in linea con il nuovo atteggiamento, sottolineando che Craxi ha lasciato “un segno indelebile” nella politica italiana.
Ma Antonio Di Pietro, il magistrato divenuto politico all’opposizione, che interrogò Craxi nel dicembre del 1994, ha espresso parole di condanna senza mezzi termini. “In questo momento non si sta dando una lettura più serena di quegli anni, ma più falsa e distorta”, ha dichiarato. “Verso di lui ci fu una durezza senza eguali? Certo, perché Craxi non ebbe eguali nel suo atteggiamento, nel commettere crimini e nel lasciarli commettere.”
Felice Belisario, membro dell’Italia dei Valori di Di Pietro ha affermato: “È davvero una vergogna la beatificazione di un pregiudicato in una sede istituzionale”. Alcuni manifestanti hanno sfilato con cartelli sui quali i volti dei due leader si fondevano sopra la scritta “Berluscraxi”.
L’inchiesta per corruzione di Mani Pulite iniziò nel febbraio 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, un socio di Craxi a lui molto vicino sorpreso mentre intascava una tangente, prima di coinvolgere il mondo della politica e degli affari. Gli inquirenti scoprirono una fitta rete di corruzione e il Partito Demoscristiano e quello Socialista vennero travolti dalla disapprovazione generale. In due anni, vennero indagati 321 deputati, otto ex deputati e circa 5.000 imprenditori vennero accusati di corruzione in seguito alla sospensione dell’immunità parlamentare – che Berlusconi sta ora tentando di ripristinare.
Benché Craxi fosse diventato l’emblema della corruzione, la reputazione di leader vigoroso e determinato continua ad adombrare i suoi reati in certi ambienti. Si guadagnò la nomea di uomo forte d’Europa quando nel 1995 negò al Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, di estradare i dirottatori arabi dell’Achille Lauro per farli processare in America.
Berlusconi, nella sua prima apparizione ufficiale dopo l’aggressione di dicembre, ha reso omaggio ieri in Senato al vecchio amico, facendo riflettere ancora una volta sulla natura del loro rapporto. Craxi fu un benefattore per Berlusconi, quando quest’ultimo era ancora un promettente magnate televisivo: fu padrino di due dei suoi figli e modificò la legge così da permettere a Berlusconi di rompere il monopolio televisivo e creare la prima rete commerciale italiana a metà degli anni ‘80.
I processi, che portarono alla fuga di Craxi dalla giustizia, avrebbero dovuto epurare la politica italiana dalla corruzione, ma dopo 17 anni solo pochi potrebbero affermare di esserci riusciti. Luca di Montezemolo, Presidente di Ferrari e Fiat, ha dichiarato recentemente che nulla è cambiato davvero dagli scandali dei primi anni ‘90.
Bettino Craxi: socialista latitante
*Nasce a Milano nel 1934, figlio di un avvocato.
*Nel 1983 fu il primo socialista ad essere eletto Presidente del Consiglio italiano. Rimase in carica fino al 1987, divenendo così il premier più a lungo in carica dal dopoguerra italiano, un record superato solo dall’amico Silvio Berlusconi nel 2005.
*Durante il rapimento, nel 1978, dell’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro, Craxi fu l’unico deputato importante che chiese di parlare con le Brigate Rosse che lo avevano sequestrato. Non venne avviata nessuna negoziazione e Moro venne assassinato dai suoi rapitori.
*Durante la Presidenza del Consiglio, Craxi proclamò con orgoglio che il prodotto interno lordo italiano aveva superato quello del Regno Unito.
*Il “Decreto Berlusconi” del 1984 fu il più grande favore nei confronti del giovane imprenditore televisivo, ruppe il monopolio televisivo della RAI, dando a Berlusconi la possibilità di avviare una rete privata concorrente.
*Mentre lo scandalo di tangentopoli si diffondeva a macchia d’olio, Craxi si dimise da Segretario del Partito Socialista e volò in Tunisia, dove rimase fino alla morte avvenuta sette anni dopo.
(Articolo originale di Michael Day)
Dieci anni dopo, l’Italia è ancora divisa su Craxi
L’establishment tenta di riabilitare la memoria del mentore di Berlusconi caduto in disgrazia
In fase di evidente riabilitazione, l’establishment politico italiano si è riunito ieri per celebrare Bettino Craxi, leader dell’ex Partito Socialista, a 10 anni esatti dalla sua morte in esilio, condannato e considerato dai più causa della dilagante corruzione nella politica italiana.
Craxi fu accusato di corruzione per milioni di euro nell’ambito di quello che divenne poi famoso con il nome di scandalo di Mani Pulite. La fonte della tangente più consistente, del valore superiore ai 10 milioni di euro, fu la All Iberian, azienda fondata dal suo intimo amico e protetto, Silvio Berlusconi.
La difesa impassibile di Craxi: “Così fan tutti” non convinse il pubblico che gli lanciò monetine il giorno in cui lasciò l’hotel a Roma, trattamento tradizionalmente riservato ai ladri. Caduto in disgrazia, Craxi si rifugiò nella sua villa in Tunisia per evitare la reclusione. Accusato e condannato a 25 anni in contumacia, morì in esilio il 19 gennaio 2000.
Ma ora, per la gioia di molti, tra cui Berlusconi – nonostante il disgusto di tanti altri – la riablitazione di Craxi procede a spron battuto. Letizia Moratti, sindaco di destra di Milano, Ministro dell’Istruzione nel precedente governo Berlusconi, ha annunciato che gli verrà intitolata una via della città. E durante una cerimonia al Senato, Berlusconi e alcuni suoi ministri si sono uniti ai parenti di Craxi per celebrarne la vita. Biasimando il trattamento subito, un politico di lungo corso alleato di Berlusconi, ha dichiarato: “per Craxi non ci furono sconti. Ha pagato più di ogni altro colpe che erano di un intero sistema politico”.
Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ex comunista, si è mostrato in linea con il nuovo atteggiamento, sottolineando che Craxi ha lasciato “un segno indelebile” nella politica italiana.
Ma Antonio Di Pietro, il magistrato divenuto politico all’opposizione, che interrogò Craxi nel dicembre del 1994, ha espresso parole di condanna senza mezzi termini. “In questo momento non si sta dando una lettura più serena di quegli anni, ma più falsa e distorta”, ha dichiarato. “Verso di lui ci fu una durezza senza eguali? Certo, perché Craxi non ebbe eguali nel suo atteggiamento, nel commettere crimini e nel lasciarli commettere.”
Felice Belisario, membro dell’Italia dei Valori di Di Pietro ha affermato: “È davvero una vergogna la beatificazione di un pregiudicato in una sede istituzionale”. Alcuni manifestanti hanno sfilato con cartelli sui quali i volti dei due leader si fondevano sopra la scritta “Berluscraxi”.
L’inchiesta per corruzione di Mani Pulite iniziò nel febbraio 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, un socio di Craxi a lui molto vicino sorpreso mentre intascava una tangente, prima di coinvolgere il mondo della politica e degli affari. Gli inquirenti scoprirono una fitta rete di corruzione e il Partito Demoscristiano e quello Socialista vennero travolti dalla disapprovazione generale. In due anni, vennero indagati 321 deputati, otto ex deputati e circa 5.000 imprenditori vennero accusati di corruzione in seguito alla sospensione dell’immunità parlamentare – che Berlusconi sta ora tentando di ripristinare.
Benché Craxi fosse diventato l’emblema della corruzione, la reputazione di leader vigoroso e determinato continua ad adombrare i suoi reati in certi ambienti. Si guadagnò la nomea di uomo forte d’Europa quando nel 1995 negò al Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, di estradare i dirottatori arabi dell’Achille Lauro per farli processare in America.
Berlusconi, nella sua prima apparizione ufficiale dopo l’aggressione di dicembre, ha reso omaggio ieri in Senato al vecchio amico, facendo riflettere ancora una volta sulla natura del loro rapporto. Craxi fu un benefattore per Berlusconi, quando quest’ultimo era ancora un promettente magnate televisivo: fu padrino di due dei suoi figli e modificò la legge così da permettere a Berlusconi di rompere il monopolio televisivo e creare la prima rete commerciale italiana a metà degli anni ‘80.
I processi, che portarono alla fuga di Craxi dalla giustizia, avrebbero dovuto epurare la politica italiana dalla corruzione, ma dopo 17 anni solo pochi potrebbero affermare di esserci riusciti. Luca di Montezemolo, Presidente di Ferrari e Fiat, ha dichiarato recentemente che nulla è cambiato davvero dagli scandali dei primi anni ‘90.
Bettino Craxi: socialista latitante
*Nasce a Milano nel 1934, figlio di un avvocato.
*Nel 1983 fu il primo socialista ad essere eletto Presidente del Consiglio italiano. Rimase in carica fino al 1987, divenendo così il premier più a lungo in carica dal dopoguerra italiano, un record superato solo dall’amico Silvio Berlusconi nel 2005.
*Durante il rapimento, nel 1978, dell’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro, Craxi fu l’unico deputato importante che chiese di parlare con le Brigate Rosse che lo avevano sequestrato. Non venne avviata nessuna negoziazione e Moro venne assassinato dai suoi rapitori.
*Durante la Presidenza del Consiglio, Craxi proclamò con orgoglio che il prodotto interno lordo italiano aveva superato quello del Regno Unito.
*Il “Decreto Berlusconi” del 1984 fu il più grande favore nei confronti del giovane imprenditore televisivo, ruppe il monopolio televisivo della RAI, dando a Berlusconi la possibilità di avviare una rete privata concorrente.
*Mentre lo scandalo di tangentopoli si diffondeva a macchia d’olio, Craxi si dimise da Segretario del Partito Socialista e volò in Tunisia, dove rimase fino alla morte avvenuta sette anni dopo.
(Articolo originale di Michael Day)
venerdì 22 gennaio 2010
Italia dall'Estero - Un anno di gaffes e scenate
Pubblico un articolo di Terra Magazine del 21 gennaio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
Un anno di gaffes e scenate
Mettere a posto cartelle e file alla fine dell’anno può essere un buon modo di tirare le somme del lavoro svolto nel 2009. E il mio 2009 professionale si riassume in un solo nome: Silvio Berlusconi. Stavo quasi pensando di mandargli un cesto di Natale per ringraziarlo, ma poi mi sono ricordata che è piuttosto caro comporre una cesta degna di un multimiliardario. Di seguito presento la lista dei file e degli argomenti su cui ho scritto e quindi, indirettamente, l’agenda dell’anno di Berlusconi.
Gennaio: L’anno comincia bene. A gennaio il primo ministro italiano aveva una bella famiglia, l’immunità totale, e un viso tirato dall’ennesimo lifting. Molto diverso da quello attuale.
Febbraio: David Mills, l’avvocato inglese che lavorava per la Fininvest, una holding berlusconiana, è condannato per aver ricevuto una ricca tangente peraver dichiarato il falso in uno dei processi contro il capo. In quel momento Berlusconi possedeva ancora l’immunità, ma la corruzione venne provata.
Marzo è stato tranquillo, ma in compenso ad aprile comincia una serie nera. Durante un ricevimento con la regina Elisabetta ed altri capi di Stato e di governo a Londra, Berlusconi lancia un grido per richiamare l’attenzione del presidente Obama. La regina si infastidisce e chiede: “Perché questo tizio sta urlando?”. Berlusconi replica che le sue gaffes sono tutte costruite dai media nemici.
Aprile continua sullo stesso tono, questa volta la vittima è la cancelliera tedesca Angela Merkel, abbandonata da sola su un tappeto rosso mentre il leader italiano conversa al cellulare. E’ diventato uno dei video più cliccati su YouTube. Berlusconi si difende sostenendo che era in trattativa diplomatica con il primo ministro turco. Il 6 aprile la terra scuote il centro Italia distruggendo la città de L’Aquila, uccidendo 328 persone e lasciando 50mila sfollati. Berlusconi, con il suo ottimismo a prova di terremoto, tenta di rincuorare i cittadini de L’Aquila, obbligati a vivere nelle tende, consigliando di considerare la situazione come “un week end in campeggio”.
Maggio: la vita privata del primo ministro comincia a sgretolarsi pubblicamente. La moglie Veronica scrive una lettera al giornale La Repubblica criticando il marito per aver scelto donne solo giovani e attraenti come ministri del suo governo. Lui risponde esigendo pubbliche scuse. Veronica chiede il divorzio, citando tra l’altro la presenza del marito al festino dei 18 anni di una ragazza napoletana, Noemi Letizia. Berlusconi, 73 anni, giura che non è mai avvenuto qualcosa di “piccante” tra lui e Noemi.
Giugno: arriva a Roma il leader libico Gheddafi con un’enorme tenda da beduino che paralizza il traffico della capitale. I due capi, l’italiano e il libico, annunciano eterna amicizia bombardati dai fischi dei difensori dei diritti umani, che in Libia praticamente non esistono.
Luglio: i giornali cominciano a parlare di Patrizia D’Addario, prostituta di Bari, che annuncia di aver passato una notte molto “piccante” con Berlusconi, e di aver registrato e filmato tutto ciò che successe quella notte. Rivela che Berlusconi detesta il preservativo e che ha alcune difficoltà a letto. Il capo di governo italiano replica di non conoscere Patrizia e che non ha mai pagato per una prestazione sessuale: “Non ho mai capito qual è la soddisfazione quando si perde il piacere della conquista”.
Agosto: mese di ferie in Europa, Berlusconi prova a rifarsi una verginità con l’elettorato cattolico, ma il divorzio, le ragazzine minorenni e le prostitute che frequentano la sua residenza non lo aiutano.
Settembre: le voci circolano liberamente, raccontano di cocaina e la fila di prostitute intervistate sulle loro visite a casa Berlusconi sembra interminabile.
Ottobre e novembre: mesi difficili per il primo ministro. Un tribunale stabilisce che la Fininvest deve pagare ad un gruppo rivale più di un miliardo di dollari come indennizzo per un affare chiuso a suon di mazzette negli anni Novanta. La Corte Costituzionale italiana dichiara incostituzionale la legge che garantisce l’immunità al capo di governo. Ciò significa che nel 2010 Berlusconi dovrà difendersi in tre processi, tutti per corruzione.
Dicembre: un collaboratore di giustizia della mafia siciliana rivela che Berlusconi era in contatto con vari capi di Cosa Nostra. Il 5 di dicembre, milioni di italiani partecipano al “No Berlusconi day”. Il giorno senza Berlusconi è commemorato in altre città del mondo. Il 14 dicembre, dopo un comizio, un folle getta in faccia al primo ministro una miniatura del Duomo di Milano: naso e denti rotti, il volto coperto di sangue, Berlusconi passa quattro giorni in ospedale ea tutt’oggi sta recuperando dall’attacco subito (è in convalescenza a causa dell’aggressione).
L’unico augurio professionale che mi faccio per il 2010 è quello di cambiare argomento.
(Articolo originale di Vera Gonçalves de Araújo)
Un anno di gaffes e scenate
Mettere a posto cartelle e file alla fine dell’anno può essere un buon modo di tirare le somme del lavoro svolto nel 2009. E il mio 2009 professionale si riassume in un solo nome: Silvio Berlusconi. Stavo quasi pensando di mandargli un cesto di Natale per ringraziarlo, ma poi mi sono ricordata che è piuttosto caro comporre una cesta degna di un multimiliardario. Di seguito presento la lista dei file e degli argomenti su cui ho scritto e quindi, indirettamente, l’agenda dell’anno di Berlusconi.
Gennaio: L’anno comincia bene. A gennaio il primo ministro italiano aveva una bella famiglia, l’immunità totale, e un viso tirato dall’ennesimo lifting. Molto diverso da quello attuale.
Febbraio: David Mills, l’avvocato inglese che lavorava per la Fininvest, una holding berlusconiana, è condannato per aver ricevuto una ricca tangente peraver dichiarato il falso in uno dei processi contro il capo. In quel momento Berlusconi possedeva ancora l’immunità, ma la corruzione venne provata.
Marzo è stato tranquillo, ma in compenso ad aprile comincia una serie nera. Durante un ricevimento con la regina Elisabetta ed altri capi di Stato e di governo a Londra, Berlusconi lancia un grido per richiamare l’attenzione del presidente Obama. La regina si infastidisce e chiede: “Perché questo tizio sta urlando?”. Berlusconi replica che le sue gaffes sono tutte costruite dai media nemici.
Aprile continua sullo stesso tono, questa volta la vittima è la cancelliera tedesca Angela Merkel, abbandonata da sola su un tappeto rosso mentre il leader italiano conversa al cellulare. E’ diventato uno dei video più cliccati su YouTube. Berlusconi si difende sostenendo che era in trattativa diplomatica con il primo ministro turco. Il 6 aprile la terra scuote il centro Italia distruggendo la città de L’Aquila, uccidendo 328 persone e lasciando 50mila sfollati. Berlusconi, con il suo ottimismo a prova di terremoto, tenta di rincuorare i cittadini de L’Aquila, obbligati a vivere nelle tende, consigliando di considerare la situazione come “un week end in campeggio”.
Maggio: la vita privata del primo ministro comincia a sgretolarsi pubblicamente. La moglie Veronica scrive una lettera al giornale La Repubblica criticando il marito per aver scelto donne solo giovani e attraenti come ministri del suo governo. Lui risponde esigendo pubbliche scuse. Veronica chiede il divorzio, citando tra l’altro la presenza del marito al festino dei 18 anni di una ragazza napoletana, Noemi Letizia. Berlusconi, 73 anni, giura che non è mai avvenuto qualcosa di “piccante” tra lui e Noemi.
Giugno: arriva a Roma il leader libico Gheddafi con un’enorme tenda da beduino che paralizza il traffico della capitale. I due capi, l’italiano e il libico, annunciano eterna amicizia bombardati dai fischi dei difensori dei diritti umani, che in Libia praticamente non esistono.
Luglio: i giornali cominciano a parlare di Patrizia D’Addario, prostituta di Bari, che annuncia di aver passato una notte molto “piccante” con Berlusconi, e di aver registrato e filmato tutto ciò che successe quella notte. Rivela che Berlusconi detesta il preservativo e che ha alcune difficoltà a letto. Il capo di governo italiano replica di non conoscere Patrizia e che non ha mai pagato per una prestazione sessuale: “Non ho mai capito qual è la soddisfazione quando si perde il piacere della conquista”.
Agosto: mese di ferie in Europa, Berlusconi prova a rifarsi una verginità con l’elettorato cattolico, ma il divorzio, le ragazzine minorenni e le prostitute che frequentano la sua residenza non lo aiutano.
Settembre: le voci circolano liberamente, raccontano di cocaina e la fila di prostitute intervistate sulle loro visite a casa Berlusconi sembra interminabile.
Ottobre e novembre: mesi difficili per il primo ministro. Un tribunale stabilisce che la Fininvest deve pagare ad un gruppo rivale più di un miliardo di dollari come indennizzo per un affare chiuso a suon di mazzette negli anni Novanta. La Corte Costituzionale italiana dichiara incostituzionale la legge che garantisce l’immunità al capo di governo. Ciò significa che nel 2010 Berlusconi dovrà difendersi in tre processi, tutti per corruzione.
Dicembre: un collaboratore di giustizia della mafia siciliana rivela che Berlusconi era in contatto con vari capi di Cosa Nostra. Il 5 di dicembre, milioni di italiani partecipano al “No Berlusconi day”. Il giorno senza Berlusconi è commemorato in altre città del mondo. Il 14 dicembre, dopo un comizio, un folle getta in faccia al primo ministro una miniatura del Duomo di Milano: naso e denti rotti, il volto coperto di sangue, Berlusconi passa quattro giorni in ospedale ea tutt’oggi sta recuperando dall’attacco subito (è in convalescenza a causa dell’aggressione).
L’unico augurio professionale che mi faccio per il 2010 è quello di cambiare argomento.
(Articolo originale di Vera Gonçalves de Araújo)
mercoledì 20 gennaio 2010
Italia dall'Estero - L’enigma Berlusconi
Pubblico un articolo della BBC del 14 gennaio 2010 (traduzione da Italia dall'Estero):
L’enigma Berlusconi
Il Presidente del Consiglio italiano è tornato al lavoro questa settimana. E’ arrivato a Roma sorridente, con il volto miracolosamente restaurato dopo l’attacco a Milano di un uomo che gli ha scagliato contro un modellino del Duomo. Dopo essersi toccato la guancia sinistra, ha dichiarato con evidente orgoglio ai giornalisti che le cicatrici si potevano a malapena notare.
Gli amici dicono che sia di ottimo umore. Ha scherzato sull’accaduto affermando come “i souvenir hanno perso di valore e te li tirano dietro”. La sua popolarità sembra essere nuovamente in aumento, nonostante manchino ancora i risultati di alcuni sondaggi. Chi gli è vicino sostiene che il grado di apprezzamento sia superiore a quello del Presidente degli Stati Uniti.
Ma molti italiani non la pensano così. Sono in molti infatti a ritenere che il Presidente del Consiglio abbia disonorato l’Italia, abbia preso in giro la magistratura e abbia attaccato le radici della democrazia con il proprio controllo della maggior parte dei mezzi di comunicazione.
Inoltre, c’è il punto di vista estero. Berlusconi è il politico più conosciuto in Europa per le gaffes, gli scandali, i commenti fuori luogo, le presunte notti con escort e le accuse di legami con la mafia. Anche questa settimana dovrà affrontare un altro processo, mentre cerca di ottenere l’immunità dalle accuse. Senza dubbio, in molti paesi questo insieme di problemi gli avrebbe impedito di mantenere il potere.
Ho passato gli ultimi due giorni parlando con chi scrive su di lui e gli è più vicino. Chiedo sempre, in questi primi giorni del 2010, se Berlusconi sopravviverà o meno: nessuno pensa che sarà obbligato a dimettersi.
Quindi: l’enigma Berlusconi
Un punto chiave della sopravvivenza di Berlusconi è il modo in cui si presenta. “Conosce molto bene lo spirito della nazione” afferma Massimo Franco, giornalista del Corriere della Sera. Nonostante la smisurata ricchezza riesce a dipingersi come una persona ordinaria. A molti piace il fatto che si sia fatto da solo, che sia un fedele appassionato di calcio, un uomo che infrange le regole e riesce a farla franca, un uomo che ama e seduce belle donne. I suoi amici dicono che dieci giorni fa, quando è apparso in un supermercato milanese, sia stato assalito da gente che urlava di amarlo. E’ difficile ricostruire con esattezza cosa sia successo, ma resta il fatto che sia circondato da forti dimostrazioni di affetto.
L’attacco a Milano
Silvio Berlusconi è un maestro nel trasformare episodi negativi in eventi a suo favore. Molte persone ritengono che l’attaco milanese abbia confermato la sua idea di essere vittima di una campagna d’odio. Dopo l’episodio le critiche si sono sicuramente ridimensionate. Massimo Franco ritiene che Berlusoni sia stato in grado di attribuire alla sua sofferenza un significato quasi religioso. Dopo l’attacco ha infatti offerto la propria faccia sanguinante alla folla, si è detto disposto a perdonare il suo aggressore e ha chiesto di smorzare i toni d’odio nel dibattito pubblico.
Il leader italiano è stato capace di collegare i magistrati, che lo accusano di corruzione e frode fiscale, alla cosiddetta “campagna d’odio”. I magistrati, ha affermato questa settimana, sono peggiori del folle che lo ha aggredito.
L’uomo
Berlusconi trae profitto dalle avversità, si delizia della battaglia politica. “E’ un guerriero”: afferma Carlo Rossella, un vecchio amico. “Non molla mai, è una persona veramente astuta”. Non è nel suo carattere la prospettiva di ritirarsi o di essere costretto a farsi da parte.
Il silenzio della maggioranza in Italia
“Ci sono persone che non ti immagineresti mai che abbiano votato per lui, che però si vergognano ad ammetterlo”, mi è stato detto una volta da un osservatore. L’Italia è attualmente una nazione di centro-destra e Berlusconi ha una visione che suscita ancora parecchio fascino: libertà individuale, libertà economica e anti-comunismo. Massimo Franco ha affermato che alla fine della guerra fredda Berlusconi ha capito che la politica italiana aveva bisogno di essere ridefinita. Per questo ha costruito un partito intorno alla sua figura.
La crisi economica
Lo scorso anno l’Italia ha subito una diminuzione del 5% del proprio PIL, mentre la disoccupazione giovanile è salita al 27%. Silvio Berlusconi ha dichiarato che non è possibile di tagliare le tasse nell’immediato futuro e l’opposizione lo ha accusato di mentire agli elettori, senza però offrire un’alternativa convincente per uscire dalla crisi economica. Gli italiani hanno trovato un modo del tutto personale per uscire dalla crisi: in un popolo di risparmiatori con una forte rete familiare, l’economia sommersa prospera raggiungendo il 20% del PIL. Tra coloro che hanno una casa di proprietà, l’85% non ha mutui.
Lo scandalo sessuale
“Non sono un santo” è stata la risposta del leader italiano alle rivelazioni sulle sue feste. Il fatto che la gente dica che “le sue vicende personali non sono un nostro problema” rivela quanto gli italiani siano riluttanti ad essere coinvolti negli affari degli altri. Amano il gossip, ma la maggior parte preferisce non giudicare.
Alcuni affermano che il suo impero mediatico abbia creato un mondo televisivo costruito attorno a ragazze poco vestite, alcune delle quali hanno addirittura ricevuto candidature al Parlamento europeo. C’è una crescente opposizione da parte di gruppi femminili che affermano che la cultura sia avvilente per le donne, mentre altre affermano che questa cultura dell’intrattenimento abbia aiutato Berlusconi a rimanere al potere.
Il profilo internazionale
Le persone più vicine a Berlusconi ribadiscono che il premier abbia un ruolo di spicco a livello internazionale. Citano la stretta amicizia con il Presidente Russo Vladimir Putin e sottolineano la sua fedele allenza agli Stati Uniti. In seguito all’annuncio da parte del Presidente Obama dell’invio di rinforzi in Afghanistan, è stato Berlusconi a garantire l’impegno militare maggiore. Di recente ha accettato senza reticenze i body scanner negli aereoporti. I detrattori affermano tuttavia come ci sia poca sostanza dietro le affermazioni secondo le quali egli abbia un ruolo chiave nella mediazione fra russi e americani. Altri sostengono che leader come il Cancelliere Merkel non hanno interesse nell’avere rapporti con lui.
L’opposizione
Un motivo chiave della sopravvivenza di Berlusconi è l’opposizione. Rimane divisa e incapace di presentarsi compatta con un’alternativa credibile. Non è riuscita ad approfittare degli errori di Berlusconi. Un politico dell’opposizione ritiene che c’è poco da fare, con Berlusconi “al centro di una gigantesca macchina di propaganda”. Nonostante tutto, nessuno è stato in grado di trovare una visione politica e una filosofia in grado di confrontarsi con il leader italiano. Per questo resiste. Il suo più grave pericolo sarebbe la disgregazione della sua stessa coalizione.
(Articolo originale di Gavin Hewitt)
L’enigma Berlusconi
Il Presidente del Consiglio italiano è tornato al lavoro questa settimana. E’ arrivato a Roma sorridente, con il volto miracolosamente restaurato dopo l’attacco a Milano di un uomo che gli ha scagliato contro un modellino del Duomo. Dopo essersi toccato la guancia sinistra, ha dichiarato con evidente orgoglio ai giornalisti che le cicatrici si potevano a malapena notare.
Gli amici dicono che sia di ottimo umore. Ha scherzato sull’accaduto affermando come “i souvenir hanno perso di valore e te li tirano dietro”. La sua popolarità sembra essere nuovamente in aumento, nonostante manchino ancora i risultati di alcuni sondaggi. Chi gli è vicino sostiene che il grado di apprezzamento sia superiore a quello del Presidente degli Stati Uniti.
Ma molti italiani non la pensano così. Sono in molti infatti a ritenere che il Presidente del Consiglio abbia disonorato l’Italia, abbia preso in giro la magistratura e abbia attaccato le radici della democrazia con il proprio controllo della maggior parte dei mezzi di comunicazione.
Inoltre, c’è il punto di vista estero. Berlusconi è il politico più conosciuto in Europa per le gaffes, gli scandali, i commenti fuori luogo, le presunte notti con escort e le accuse di legami con la mafia. Anche questa settimana dovrà affrontare un altro processo, mentre cerca di ottenere l’immunità dalle accuse. Senza dubbio, in molti paesi questo insieme di problemi gli avrebbe impedito di mantenere il potere.
Ho passato gli ultimi due giorni parlando con chi scrive su di lui e gli è più vicino. Chiedo sempre, in questi primi giorni del 2010, se Berlusconi sopravviverà o meno: nessuno pensa che sarà obbligato a dimettersi.
Quindi: l’enigma Berlusconi
Un punto chiave della sopravvivenza di Berlusconi è il modo in cui si presenta. “Conosce molto bene lo spirito della nazione” afferma Massimo Franco, giornalista del Corriere della Sera. Nonostante la smisurata ricchezza riesce a dipingersi come una persona ordinaria. A molti piace il fatto che si sia fatto da solo, che sia un fedele appassionato di calcio, un uomo che infrange le regole e riesce a farla franca, un uomo che ama e seduce belle donne. I suoi amici dicono che dieci giorni fa, quando è apparso in un supermercato milanese, sia stato assalito da gente che urlava di amarlo. E’ difficile ricostruire con esattezza cosa sia successo, ma resta il fatto che sia circondato da forti dimostrazioni di affetto.
L’attacco a Milano
Silvio Berlusconi è un maestro nel trasformare episodi negativi in eventi a suo favore. Molte persone ritengono che l’attaco milanese abbia confermato la sua idea di essere vittima di una campagna d’odio. Dopo l’episodio le critiche si sono sicuramente ridimensionate. Massimo Franco ritiene che Berlusoni sia stato in grado di attribuire alla sua sofferenza un significato quasi religioso. Dopo l’attacco ha infatti offerto la propria faccia sanguinante alla folla, si è detto disposto a perdonare il suo aggressore e ha chiesto di smorzare i toni d’odio nel dibattito pubblico.
Il leader italiano è stato capace di collegare i magistrati, che lo accusano di corruzione e frode fiscale, alla cosiddetta “campagna d’odio”. I magistrati, ha affermato questa settimana, sono peggiori del folle che lo ha aggredito.
L’uomo
Berlusconi trae profitto dalle avversità, si delizia della battaglia politica. “E’ un guerriero”: afferma Carlo Rossella, un vecchio amico. “Non molla mai, è una persona veramente astuta”. Non è nel suo carattere la prospettiva di ritirarsi o di essere costretto a farsi da parte.
Il silenzio della maggioranza in Italia
“Ci sono persone che non ti immagineresti mai che abbiano votato per lui, che però si vergognano ad ammetterlo”, mi è stato detto una volta da un osservatore. L’Italia è attualmente una nazione di centro-destra e Berlusconi ha una visione che suscita ancora parecchio fascino: libertà individuale, libertà economica e anti-comunismo. Massimo Franco ha affermato che alla fine della guerra fredda Berlusconi ha capito che la politica italiana aveva bisogno di essere ridefinita. Per questo ha costruito un partito intorno alla sua figura.
La crisi economica
Lo scorso anno l’Italia ha subito una diminuzione del 5% del proprio PIL, mentre la disoccupazione giovanile è salita al 27%. Silvio Berlusconi ha dichiarato che non è possibile di tagliare le tasse nell’immediato futuro e l’opposizione lo ha accusato di mentire agli elettori, senza però offrire un’alternativa convincente per uscire dalla crisi economica. Gli italiani hanno trovato un modo del tutto personale per uscire dalla crisi: in un popolo di risparmiatori con una forte rete familiare, l’economia sommersa prospera raggiungendo il 20% del PIL. Tra coloro che hanno una casa di proprietà, l’85% non ha mutui.
Lo scandalo sessuale
“Non sono un santo” è stata la risposta del leader italiano alle rivelazioni sulle sue feste. Il fatto che la gente dica che “le sue vicende personali non sono un nostro problema” rivela quanto gli italiani siano riluttanti ad essere coinvolti negli affari degli altri. Amano il gossip, ma la maggior parte preferisce non giudicare.
Alcuni affermano che il suo impero mediatico abbia creato un mondo televisivo costruito attorno a ragazze poco vestite, alcune delle quali hanno addirittura ricevuto candidature al Parlamento europeo. C’è una crescente opposizione da parte di gruppi femminili che affermano che la cultura sia avvilente per le donne, mentre altre affermano che questa cultura dell’intrattenimento abbia aiutato Berlusconi a rimanere al potere.
Il profilo internazionale
Le persone più vicine a Berlusconi ribadiscono che il premier abbia un ruolo di spicco a livello internazionale. Citano la stretta amicizia con il Presidente Russo Vladimir Putin e sottolineano la sua fedele allenza agli Stati Uniti. In seguito all’annuncio da parte del Presidente Obama dell’invio di rinforzi in Afghanistan, è stato Berlusconi a garantire l’impegno militare maggiore. Di recente ha accettato senza reticenze i body scanner negli aereoporti. I detrattori affermano tuttavia come ci sia poca sostanza dietro le affermazioni secondo le quali egli abbia un ruolo chiave nella mediazione fra russi e americani. Altri sostengono che leader come il Cancelliere Merkel non hanno interesse nell’avere rapporti con lui.
L’opposizione
Un motivo chiave della sopravvivenza di Berlusconi è l’opposizione. Rimane divisa e incapace di presentarsi compatta con un’alternativa credibile. Non è riuscita ad approfittare degli errori di Berlusconi. Un politico dell’opposizione ritiene che c’è poco da fare, con Berlusconi “al centro di una gigantesca macchina di propaganda”. Nonostante tutto, nessuno è stato in grado di trovare una visione politica e una filosofia in grado di confrontarsi con il leader italiano. Per questo resiste. Il suo più grave pericolo sarebbe la disgregazione della sua stessa coalizione.
(Articolo originale di Gavin Hewitt)
sabato 19 dicembre 2009
Italia dall'Estero - Silvio Berlusconi: politica alla puttanesca
Pubblico un articolo del Guardian del 16 dicembre 2009 (traduzione da Italia dall'Estero):
Silvio Berlusconi: politica alla puttanesca
Editoriale
Se ci fossero due regole d’oro per essere Silvio Berlusconi, queste sarebbero: stare sempre alla ribalta e incolpare gli altri per le proprie disgrazie. E questa settimana è riuscito a seguirle entrambe dopo essere stato colpito sul volto da un uomo che ha una storia di problemi mentali.
Mentre l’Italia si disperava per il secondo giorno cercando di capire se l’attacco era il risultato di ciò che il Presidente del Consiglio aveva denominato un clima d’odio contro di lui, Berlusconi è stato svelto ad approfittare della solidarietà dimostratagli da molti.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL di Berlusconi alla Camera, ha affermato che l’attacco era stato preparato da una “spietata campagna d’odio”. Cicchitto è andato avanti facendo l’elenco di coloro i quali lui ritiene siano i responsabili della campagna: il quotidiano La Repubblica, il settimanale L’Espresso, Marco Travaglio, autore di un libro sui presunti legami di Berlusconi con la mafia, entrambi i partiti d’opposizione ed alcuni magistrati. E’ una bella lista, e accusare un giornalista di avere qualcosa a che fare, direttamente o indirettamente, con un attacco condotto da uno squilibrato, fa parte di quelle tecniche ben collaudate appartenenti a un periodo decisamente più buio della storia europea.
Non soddisfatto dalle calunnie, Berlusconi ha l’intenzione di legislare. Il suo Ministro degli interni ha dichiarato che durante la riunione del Consiglio dei Ministri, prevista per domani, verranno esaminati due nuovi ddl aventi lo scopo di limitare le manifestazioni e i “siti che inneggiano all’odio” su internet.
Invece di cercare dei capri espiatori politici, il 73enne magnate delle comunicazioni si dovrebbe domandare perché 250.000 italiani hanno partecipato al No-B day a Roma i primi di dicembre. Nel resto d’Europa e anche al di fuori di essa, ci sono manifestazioni contro determinate linee politiche o contro i governi.
In Italia, la gente manifesta contro un Presidente del Consiglio non per quello che rappresenta, bensì per quello che lui è. E i motivi sono validi. Abbiamo un uomo coinvolto in scandali a sfondo sessuale che espongono il suo presunto utilizzo di prostitute. Avendo perso l’immunità giudiziaria, deve affrontare due processi per frode, evasione fiscale e corruzione. E di fronte a queste accuse, cerca di dare la colpa ai giornalisti, agli organi di stampa e ai pubblici ministeri i quali insistono nel fare il loro lavoro e rifiutano le sue intimidazioni.
L’attacco che ha ricevuto contro la sua persona è stato feroce e orribile. Ma non ci sono prove che l’attacco sia stato organizzato da altre persone. I gruppi su Facebook nati con lo scopo di elogiare l’assalitore pentito sono di cattivo gusto, ma non giustificano un giro di vite sui siti internet che “incitano la violenza”. E’ una risposta che fa ricordare una repubblica dell’Asia centrale. Al posto di assecondare le buffonate per attirare l’attenzione fatte da Berlusconi durante i vertici come quello del G20 a Londra all’inizio dell’anno, i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo del genere.
(Articolo originale)
Silvio Berlusconi: politica alla puttanesca
Editoriale
Se ci fossero due regole d’oro per essere Silvio Berlusconi, queste sarebbero: stare sempre alla ribalta e incolpare gli altri per le proprie disgrazie. E questa settimana è riuscito a seguirle entrambe dopo essere stato colpito sul volto da un uomo che ha una storia di problemi mentali.
Mentre l’Italia si disperava per il secondo giorno cercando di capire se l’attacco era il risultato di ciò che il Presidente del Consiglio aveva denominato un clima d’odio contro di lui, Berlusconi è stato svelto ad approfittare della solidarietà dimostratagli da molti.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL di Berlusconi alla Camera, ha affermato che l’attacco era stato preparato da una “spietata campagna d’odio”. Cicchitto è andato avanti facendo l’elenco di coloro i quali lui ritiene siano i responsabili della campagna: il quotidiano La Repubblica, il settimanale L’Espresso, Marco Travaglio, autore di un libro sui presunti legami di Berlusconi con la mafia, entrambi i partiti d’opposizione ed alcuni magistrati. E’ una bella lista, e accusare un giornalista di avere qualcosa a che fare, direttamente o indirettamente, con un attacco condotto da uno squilibrato, fa parte di quelle tecniche ben collaudate appartenenti a un periodo decisamente più buio della storia europea.
Non soddisfatto dalle calunnie, Berlusconi ha l’intenzione di legislare. Il suo Ministro degli interni ha dichiarato che durante la riunione del Consiglio dei Ministri, prevista per domani, verranno esaminati due nuovi ddl aventi lo scopo di limitare le manifestazioni e i “siti che inneggiano all’odio” su internet.
Invece di cercare dei capri espiatori politici, il 73enne magnate delle comunicazioni si dovrebbe domandare perché 250.000 italiani hanno partecipato al No-B day a Roma i primi di dicembre. Nel resto d’Europa e anche al di fuori di essa, ci sono manifestazioni contro determinate linee politiche o contro i governi.
In Italia, la gente manifesta contro un Presidente del Consiglio non per quello che rappresenta, bensì per quello che lui è. E i motivi sono validi. Abbiamo un uomo coinvolto in scandali a sfondo sessuale che espongono il suo presunto utilizzo di prostitute. Avendo perso l’immunità giudiziaria, deve affrontare due processi per frode, evasione fiscale e corruzione. E di fronte a queste accuse, cerca di dare la colpa ai giornalisti, agli organi di stampa e ai pubblici ministeri i quali insistono nel fare il loro lavoro e rifiutano le sue intimidazioni.
L’attacco che ha ricevuto contro la sua persona è stato feroce e orribile. Ma non ci sono prove che l’attacco sia stato organizzato da altre persone. I gruppi su Facebook nati con lo scopo di elogiare l’assalitore pentito sono di cattivo gusto, ma non giustificano un giro di vite sui siti internet che “incitano la violenza”. E’ una risposta che fa ricordare una repubblica dell’Asia centrale. Al posto di assecondare le buffonate per attirare l’attenzione fatte da Berlusconi durante i vertici come quello del G20 a Londra all’inizio dell’anno, i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo del genere.
(Articolo originale)
martedì 15 dicembre 2009
Italia dall'Estero - Berlusconi colpito in faccia con un modellino del duomo di Milano
Pubblico un articolo del Times del 14 dicembre 2009 (traduzione da Italia dall'Estero):
Berlusconi colpito in faccia con un modellino del duomo di Milano
Ieri il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato colpito in faccia da un uomo che gli ha scagliato contro una piccola replica del duomo di Milano, rompendogli due denti e obbligandolo a trascorrere la notte in ospedale.
Testimoni hanno riferito che Berlusconi è stato attaccato durante un comizio politico nel centro di Milano mentre stava firmando autografi nella piazza di fronte al Duomo dopo aver terminato un discorso in sostegno della sua coalizione di governo, sempre più divisa ed al centro di continue speculazioni riguardo il proprio futuro.
Subito dopo essere stato colpito, Berlusconi si è accasciato al suolo per venir quindi immediatamente trasportato dagli uomini della sua sicurezza all’ospedale San Raffaele per ricevere le prime cure.
L’uomo accusato di avere attaccato Berlusconi, 73enne, è stato immediatamente arrestato tra gli insulti della folla. Il sospetto, un quarantaduenne di nome Massimo Tartaglia, sembra non avere alcuna affiliazione politica. Come riferito dalla polizia, non ha inoltre precedenti penali e non faceva parte del gruppo di contestatori presenti al raduno. E’ invece stato confermato che era in cura per problemi mentali presso il policlinico di Milano durante i dieci anni precedenti.
Anche l’agenzia giornalistica italiana ANSA ha confermato la notizia secondo la quale il presunto assalitore è stato in cura per dieci anni per problemi mentali, mentre la polizia ha affermato che brandiva una statua in miniatura del Duomo, simbolo della città.
Berlusconi, col volto grondante di sangue, è apparso stordito mentre veniva portato via in macchina alla volta dell’ospedale. Fonti interne all’ospedale hanno poi riferito che le condizioni di Berlusconi non erano serie, avendo riportato la frattura di due denti, ferite al naso, labbra e ad una guancia. Il Presidente del Consiglio sarebbe stato trattenuto in osservazione per la notte. Il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso la propria condanna incondizionata all’attacco, ribadendo i suoi recenti appelli per la fine di una retorica politica violenta.
Durante il discorso di Berlusconi al raduno di Milano, alcuni dimostranti hanno urlato contro di lui “buffone” e “ladro”. Questi ha a sua volta risposto urlando “Vergogna, vergogna” e dicendo: “non sono un mostro come afferma l’opposizione – e non semplicemente perché ho un bell’aspetto”. Ha anche affermato che i sondaggi gli conferivano una popolarità del 63 per cento, nonostante nell’ultimo sondaggio pubblicato la percentuale si ferma in realtà ad un 45 per cento. Berlusconi ha inoltre negato le accuse di legami con la mafia, dicendo che il suo governo ha fatto più di qualsiasi altro per combattere il crimine organizzato; si sta inoltre difendendo da scandali sessuali ed affrontando due processi per presunta corruzione.
La settimana scorsa a Bonn, ad un incontro con i deputati europei del partito conservatore, Berlusconi si è scagliato contro giudici, magistrati e stampa italiani definendoli schierati contro di lui e dicendo di essere “forte e duro” e di “avere le palle”. Ha anche affermato che magistrati, giudici e Corte Costituzionale stavano “sovvertendo la democrazia e la volontà popolare” ostacolando i suoi tentativi di modificare una costituzione ormai “obsoleta”, iniziativa considerata legittima per il fatto di esser stato eletto l’anno scorso con una larga maggioranza.
Gianfranco Fini, l’altro leader del partito al governo, che sta prendendo sempre più le distanze dal Presidente del Consiglio, ha criticato queste osservazioni. Ha affermato infatti che è proprio Berlusconi a sovvertire la democrazia attaccando le istituzioni sulle quali questa si basa, aggiungendo che i Presidenti del Consiglio “non devono attaccare le istituzioni del proprio paese mentre si trovano all’estero”.
L’attacco di domenica è stato descritto da Umberto Bossi, leader della Lega Nord, come “un atto di terrorismo”. Esso giunge in un clima di tensioni politiche crescenti che seguono attacchi ripetuti e sempre più violenti da parte del Presidente del Consiglio verso le istituzioni del paese, incluso il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, rei di aver ostacolato i suoi tentativi di modificare le leggi per ottenere l’immunità processuale ed evitare le accuse di corruzione.
Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, il principale partito d’opposizione, ha affermato che l’attacco è “inspiegabile e dev’essere fermamente condannato”. Comunque, Antonio Di Pietro, ex magistrato anti-corruzione e leader del partito di centro sinistra Italia dei Valori, ha affermato di essere “contro qualsiasi violenza, ma che è stato Berlusconi stesso ad averla istigata per primo”.
(Articolo originale di Josephine McKenna e Richard Owen)
Berlusconi colpito in faccia con un modellino del duomo di Milano
Ieri il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato colpito in faccia da un uomo che gli ha scagliato contro una piccola replica del duomo di Milano, rompendogli due denti e obbligandolo a trascorrere la notte in ospedale.
Testimoni hanno riferito che Berlusconi è stato attaccato durante un comizio politico nel centro di Milano mentre stava firmando autografi nella piazza di fronte al Duomo dopo aver terminato un discorso in sostegno della sua coalizione di governo, sempre più divisa ed al centro di continue speculazioni riguardo il proprio futuro.
Subito dopo essere stato colpito, Berlusconi si è accasciato al suolo per venir quindi immediatamente trasportato dagli uomini della sua sicurezza all’ospedale San Raffaele per ricevere le prime cure.
L’uomo accusato di avere attaccato Berlusconi, 73enne, è stato immediatamente arrestato tra gli insulti della folla. Il sospetto, un quarantaduenne di nome Massimo Tartaglia, sembra non avere alcuna affiliazione politica. Come riferito dalla polizia, non ha inoltre precedenti penali e non faceva parte del gruppo di contestatori presenti al raduno. E’ invece stato confermato che era in cura per problemi mentali presso il policlinico di Milano durante i dieci anni precedenti.
Anche l’agenzia giornalistica italiana ANSA ha confermato la notizia secondo la quale il presunto assalitore è stato in cura per dieci anni per problemi mentali, mentre la polizia ha affermato che brandiva una statua in miniatura del Duomo, simbolo della città.
Berlusconi, col volto grondante di sangue, è apparso stordito mentre veniva portato via in macchina alla volta dell’ospedale. Fonti interne all’ospedale hanno poi riferito che le condizioni di Berlusconi non erano serie, avendo riportato la frattura di due denti, ferite al naso, labbra e ad una guancia. Il Presidente del Consiglio sarebbe stato trattenuto in osservazione per la notte. Il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso la propria condanna incondizionata all’attacco, ribadendo i suoi recenti appelli per la fine di una retorica politica violenta.
Durante il discorso di Berlusconi al raduno di Milano, alcuni dimostranti hanno urlato contro di lui “buffone” e “ladro”. Questi ha a sua volta risposto urlando “Vergogna, vergogna” e dicendo: “non sono un mostro come afferma l’opposizione – e non semplicemente perché ho un bell’aspetto”. Ha anche affermato che i sondaggi gli conferivano una popolarità del 63 per cento, nonostante nell’ultimo sondaggio pubblicato la percentuale si ferma in realtà ad un 45 per cento. Berlusconi ha inoltre negato le accuse di legami con la mafia, dicendo che il suo governo ha fatto più di qualsiasi altro per combattere il crimine organizzato; si sta inoltre difendendo da scandali sessuali ed affrontando due processi per presunta corruzione.
La settimana scorsa a Bonn, ad un incontro con i deputati europei del partito conservatore, Berlusconi si è scagliato contro giudici, magistrati e stampa italiani definendoli schierati contro di lui e dicendo di essere “forte e duro” e di “avere le palle”. Ha anche affermato che magistrati, giudici e Corte Costituzionale stavano “sovvertendo la democrazia e la volontà popolare” ostacolando i suoi tentativi di modificare una costituzione ormai “obsoleta”, iniziativa considerata legittima per il fatto di esser stato eletto l’anno scorso con una larga maggioranza.
Gianfranco Fini, l’altro leader del partito al governo, che sta prendendo sempre più le distanze dal Presidente del Consiglio, ha criticato queste osservazioni. Ha affermato infatti che è proprio Berlusconi a sovvertire la democrazia attaccando le istituzioni sulle quali questa si basa, aggiungendo che i Presidenti del Consiglio “non devono attaccare le istituzioni del proprio paese mentre si trovano all’estero”.
L’attacco di domenica è stato descritto da Umberto Bossi, leader della Lega Nord, come “un atto di terrorismo”. Esso giunge in un clima di tensioni politiche crescenti che seguono attacchi ripetuti e sempre più violenti da parte del Presidente del Consiglio verso le istituzioni del paese, incluso il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, rei di aver ostacolato i suoi tentativi di modificare le leggi per ottenere l’immunità processuale ed evitare le accuse di corruzione.
Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, il principale partito d’opposizione, ha affermato che l’attacco è “inspiegabile e dev’essere fermamente condannato”. Comunque, Antonio Di Pietro, ex magistrato anti-corruzione e leader del partito di centro sinistra Italia dei Valori, ha affermato di essere “contro qualsiasi violenza, ma che è stato Berlusconi stesso ad averla istigata per primo”.
(Articolo originale di Josephine McKenna e Richard Owen)
mercoledì 9 dicembre 2009
Italia dall'Estero - Spatuzza tira in ballo Berlusconi e Dell’Utri negli attentati mafiosi del 1993
Pubblico un articolo di El País del 4 dicembre 2009 (traduzione da Italia dall'Estero):
Spatuzza tira in ballo Berlusconi e Dell’Utri negli attentati mafiosi del 1993
Il primo ministro e il suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, considerano le accuse assurde.
Pochi minuti prima di mezzogiorno, in un un silenzio tombale, è entrato nell’aula bunker del Tribunale di Torino, Gaspare Spatuzza, il boss pentito della mafia siciliana chiamato come testimone nel processo d’appello contro il senatore Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi dagli anni settanta e condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Spatuzza era protetto da dieci carabinieri e si copriva il viso con una sciarpa azzurra. Si è seduto dietro un tendaggio bianco che lo proteggeva dagli sguardi indiscreti dei più di duecento giornalisti accreditati e del numeroso pubblico ed ha iniziato la sua deposizione dicendo: “Dirò tutta la verità e non nasconderò nulla”.
L’interrogatorio è iniziato in ritardo perché la difesa di Dell’Utri ha cercato di fermare la testimonianza, considerandola ingiustificata. Il tribunale ha rifiutato la richiesta e Spatuzza, 45 anni, collaboratore di giustizia dal marzo 2008 con la benedizione dei suoi capi e l’appoggio spirituale del vescovo dell’Aquila, ha cominciato a raccontare la sua storia.
Con voce sicura, ha riconosciuto che dal 1980 al 2000 aveva fatto parte di una “organizzazione terroristica mafiosa chiamata Cosa Nostra.”; ha ricordato che era parte integrante del clan Graviano ed ha ammesso di essere stato condannato a vari ergastoli per “circa quaranta omicidi, sequestri di persona e attentati”.
Ha spiegato di aver detto “terroristica” perché, all’inizio degli anni novanta, Cosa Nostra aveva realizzato vari attentati con bombe, “cosa che prima non facevamo”. Si è autoaccusato dell’attentato che uccise il giudice Paolo Borsellino, e ha ammesso che la mafia festeggiò quella morte e quella del giudice Falcone nel 1992 “perché erano i nostri principali nemici”.
Il confidente della famiglia di Brancaccio si occupò anche di realizzare gli attentati successivi, nel 1993 e nel 1994, a Roma, Milano e Firenze, che provocarono la morte di dieci persone. Erano, ha detto, attentati anomali: “Quei morti non ci appartenevano: un giorno lo dissi a Giuseppe, che era come mio padre: ‘Abbiamo ammazzato dei bambini come la piccola Nadia’. Mi rispose: abbiamo fatto bene ad ammazzarli, così chi si deve muovere si dà una mossa”.
La chiave della testimonianza arriva in questo momento. Spatuzza ricorda un appuntamento nel 1994 con il suo diretto superiore a Roma: “Incontrai Giuseppe nel bar Doney di Via Veneto, era contento come se avesse vinto alla Lotteria. Ci sedemmo e lui mi disse che dovevamo uccidere alcuni carabinieri per dare il colpo di grazia. Che avevamo ottenuto tutto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti questa storia, e non come quei quattro crasti dei socialisti che avevano preso i voti nel 1988 e nel 1989 e poi ci avevano fatto la guerra” ha riferito.
“Mi fece due nomi, tra questi quello di Berlusconi” ha affermato il pentito. “Gli chiesi se era quello di Canale 5 e lui mi disse di sì, e che c’era anche un nostro compaesano, Dell’Utri. Graviano disse che grazie alla serietà di queste persone tenevamo il paese nelle nostre mani”.
Più avanti Spatuzza ricorda un incontro con Filippo Graviano, altro capo dello stesso clan, nel carcere di Tomezzo, dove il boss sta scontando un ergastolo. “Nel 2004 era molto giù, io gli parlai dei nostri figli, di non fargli fare la nostra stessa vita… Mi disse che avrebbe fatto sapere a suo fratello Giuseppe che se non fosse arrivata una cosa che doveva arrivare, avrei dovuto parlare con i giudici”.
Davanti alla richiesta del giudice Gatto di spiegare “da dove doveva arrivare”, Spatuzza cita nuovamente Berlusconi e Dell’Utri. “Perché ha tardato tanto tempo per parlare di loro?” incalza il giudice. “La mia paura a parlare del primo ministro era ed è tanta. Quando ho iniziato a parlare con i giudici dell’antimafia, Berlusconi era primo ministro, e il ministro della Giustizia era uno (Angelino Alfano) che io ritenevo essere il vice di Dell’Utri”.
Spatuzza iniziò ad allontanarsi da Cosa Nostra nel 1999. “Avevo iniziato un percorso di ravvedimento personale, è stato un cammino bellissimo e doloroso allo stesso tempo”, ha detto. Fu aiutato dal cappellano della prigione e dal vescovo dell’Aquila, monsignor Molinari, che lo confessò “due o tre volte”, secondo quanto ha raccontato.
Probabilmente, una volta convertito alla religione, il pentito voleva veder revocata la scomunica che ricadeva su di lui, dopo l’assassinio del prete siciliano Don Pino Puglisi. “Devo onorare tutti quei morti, tutta quella tragedia. Ho passato molti anni nel male; ora devo fare del bene. È un mio dovere”, ha sostenuto.
Le accuse di Spatuzza sono state definite “assurde”da Silvio Berlusconi. “Sono accuse che si commentano da sole. In Italia non c’è nessuno disposto a credere a queste assurdità”, ha commentato all’uscita dal Consiglio dei Ministri.
Marcello Dell’Utri, che ha parlato con i media presenti nel Tribunale di Torino, ha detto che l’interesse della mafia è “far cadere il Governo che sta lottando contro Cosa Nostra come mai nessuno prima”. “Spatuzza è un pentito della mafia, non dell’antimafia” ha sottolineato.
I giudici vogliono ora verificare l’attendibilità del testimone. Il processo d’appello di Dell’Utri proseguirà a Palermo l’11 dicembre con le dichiarazioni in videoconferenza dei capi Filippo e Giuseppe Graviano.
(Articolo originale di Miguel Mora)
Spatuzza tira in ballo Berlusconi e Dell’Utri negli attentati mafiosi del 1993
Il primo ministro e il suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, considerano le accuse assurde.
Pochi minuti prima di mezzogiorno, in un un silenzio tombale, è entrato nell’aula bunker del Tribunale di Torino, Gaspare Spatuzza, il boss pentito della mafia siciliana chiamato come testimone nel processo d’appello contro il senatore Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi dagli anni settanta e condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Spatuzza era protetto da dieci carabinieri e si copriva il viso con una sciarpa azzurra. Si è seduto dietro un tendaggio bianco che lo proteggeva dagli sguardi indiscreti dei più di duecento giornalisti accreditati e del numeroso pubblico ed ha iniziato la sua deposizione dicendo: “Dirò tutta la verità e non nasconderò nulla”.
L’interrogatorio è iniziato in ritardo perché la difesa di Dell’Utri ha cercato di fermare la testimonianza, considerandola ingiustificata. Il tribunale ha rifiutato la richiesta e Spatuzza, 45 anni, collaboratore di giustizia dal marzo 2008 con la benedizione dei suoi capi e l’appoggio spirituale del vescovo dell’Aquila, ha cominciato a raccontare la sua storia.
Con voce sicura, ha riconosciuto che dal 1980 al 2000 aveva fatto parte di una “organizzazione terroristica mafiosa chiamata Cosa Nostra.”; ha ricordato che era parte integrante del clan Graviano ed ha ammesso di essere stato condannato a vari ergastoli per “circa quaranta omicidi, sequestri di persona e attentati”.
Ha spiegato di aver detto “terroristica” perché, all’inizio degli anni novanta, Cosa Nostra aveva realizzato vari attentati con bombe, “cosa che prima non facevamo”. Si è autoaccusato dell’attentato che uccise il giudice Paolo Borsellino, e ha ammesso che la mafia festeggiò quella morte e quella del giudice Falcone nel 1992 “perché erano i nostri principali nemici”.
Il confidente della famiglia di Brancaccio si occupò anche di realizzare gli attentati successivi, nel 1993 e nel 1994, a Roma, Milano e Firenze, che provocarono la morte di dieci persone. Erano, ha detto, attentati anomali: “Quei morti non ci appartenevano: un giorno lo dissi a Giuseppe, che era come mio padre: ‘Abbiamo ammazzato dei bambini come la piccola Nadia’. Mi rispose: abbiamo fatto bene ad ammazzarli, così chi si deve muovere si dà una mossa”.
La chiave della testimonianza arriva in questo momento. Spatuzza ricorda un appuntamento nel 1994 con il suo diretto superiore a Roma: “Incontrai Giuseppe nel bar Doney di Via Veneto, era contento come se avesse vinto alla Lotteria. Ci sedemmo e lui mi disse che dovevamo uccidere alcuni carabinieri per dare il colpo di grazia. Che avevamo ottenuto tutto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti questa storia, e non come quei quattro crasti dei socialisti che avevano preso i voti nel 1988 e nel 1989 e poi ci avevano fatto la guerra” ha riferito.
“Mi fece due nomi, tra questi quello di Berlusconi” ha affermato il pentito. “Gli chiesi se era quello di Canale 5 e lui mi disse di sì, e che c’era anche un nostro compaesano, Dell’Utri. Graviano disse che grazie alla serietà di queste persone tenevamo il paese nelle nostre mani”.
Più avanti Spatuzza ricorda un incontro con Filippo Graviano, altro capo dello stesso clan, nel carcere di Tomezzo, dove il boss sta scontando un ergastolo. “Nel 2004 era molto giù, io gli parlai dei nostri figli, di non fargli fare la nostra stessa vita… Mi disse che avrebbe fatto sapere a suo fratello Giuseppe che se non fosse arrivata una cosa che doveva arrivare, avrei dovuto parlare con i giudici”.
Davanti alla richiesta del giudice Gatto di spiegare “da dove doveva arrivare”, Spatuzza cita nuovamente Berlusconi e Dell’Utri. “Perché ha tardato tanto tempo per parlare di loro?” incalza il giudice. “La mia paura a parlare del primo ministro era ed è tanta. Quando ho iniziato a parlare con i giudici dell’antimafia, Berlusconi era primo ministro, e il ministro della Giustizia era uno (Angelino Alfano) che io ritenevo essere il vice di Dell’Utri”.
Spatuzza iniziò ad allontanarsi da Cosa Nostra nel 1999. “Avevo iniziato un percorso di ravvedimento personale, è stato un cammino bellissimo e doloroso allo stesso tempo”, ha detto. Fu aiutato dal cappellano della prigione e dal vescovo dell’Aquila, monsignor Molinari, che lo confessò “due o tre volte”, secondo quanto ha raccontato.
Probabilmente, una volta convertito alla religione, il pentito voleva veder revocata la scomunica che ricadeva su di lui, dopo l’assassinio del prete siciliano Don Pino Puglisi. “Devo onorare tutti quei morti, tutta quella tragedia. Ho passato molti anni nel male; ora devo fare del bene. È un mio dovere”, ha sostenuto.
Le accuse di Spatuzza sono state definite “assurde”da Silvio Berlusconi. “Sono accuse che si commentano da sole. In Italia non c’è nessuno disposto a credere a queste assurdità”, ha commentato all’uscita dal Consiglio dei Ministri.
Marcello Dell’Utri, che ha parlato con i media presenti nel Tribunale di Torino, ha detto che l’interesse della mafia è “far cadere il Governo che sta lottando contro Cosa Nostra come mai nessuno prima”. “Spatuzza è un pentito della mafia, non dell’antimafia” ha sottolineato.
I giudici vogliono ora verificare l’attendibilità del testimone. Il processo d’appello di Dell’Utri proseguirà a Palermo l’11 dicembre con le dichiarazioni in videoconferenza dei capi Filippo e Giuseppe Graviano.
(Articolo originale di Miguel Mora)
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